Spring Breakers – Una vacanza da sballo [Spring Breakers, 2012], al tempo della sua presentazione al Festival di Venezia, divise in maniera profonda l’opinione di critica e pubblico1. Si trattava di un’opera di difficile collocazione, sfuggente e contraddittoria. Il regista Harmony Korine metteva in scena uno spaccato di realtà statunitense contemporanea – i cosiddetti “giorni dello spring break”: la pausa di vacanza primaverile degli studenti americani – con uno stile pericolosamente (e consapevolmente) vicino alla materia narrata. Confondeva per così dire le carte, scontentando chi avrebbe preferito un lavoro più distanziato e definito. Non a caso, l’attore James Franco (interprete del rapper/gangster Alien), in un’intervista2, lo definiva al contempo una critica e una celebrazione di quello stesso mondo che il film rappresentava. È probabile che Spring Breakers fosse entrambe le cose, oppure, cosa ancor più probabile, nessuna di esse. Di certo il film, con il suo stile «caramelloso», «da poema pop»3, avrebbe presto assunto lo statuto di cult irriverente e provocatorio; un’opera in grado di trovare una prospettiva inedita per raccontare l’odissea di quattro belle studentesse in cerca di loro stesse durante questa «vacanza da sballo». Harmony Korine voleva immergersi letteralmente in quel mondo, farlo (ri)vivere sullo schermo, e, al contempo, «toccarne la superfice»4.

spring breakers - 1aUna scena del film che mostra i giovani studenti mentre festeggiano lo “spring break“.

spring breakers - 1dLe quattro protagoniste del film.

spring breakers - 1eAlien, il rapper interpretato da James Franco.

Che dietro ci fosse un briciolo di provocazione, è abbastanza indubbio. Korine è stato, d’altronde, il regista di alcuni film indipendenti che ponevano al centro storie di adolescenza borderline contraddistinte da situazioni spesso scabrose e malsane – pensiamo a Gummo [id. 1997] e Julien Donkey-Boy [id., 1999], oppure a Kids [id., 1995] e Ken Park [id., 2002], diretti da Larry Clark ma sceneggiati da Korine.

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spring breakers - 2bSopra, Gummo; sotto, Kids.

Seppur incentrato anch’esso su tematiche giovanili, Spring Breakers risulta certamente più edulcorato rispetto ai film sopra citati. E forse non poteva essere altrimenti: Faith, Candy, Brit e Cotty, le quattro protagoniste del film interpretate rispettivamente da Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Ashley Benson e Rachel Korine (quest’ultima, moglie di Korine), provengono da ambienti molto diversi rispetto agli squarci urbani di Kids o alle periferie redneck di Gummo. Sono studentesse “per bene” che, come tanti loro coetanei, durante le vacanze si danno a follie ed eccessi, al sesso e alle droghe. Alcune di loro, come Candy e Brit, si spingono più in là ed entrano nel mondo della malavita; le altre (Faith e Cotty) ritornano a casa, impaurite o deluse. Eppure ognuna, durante questa mitica vacanza che si vorrebbe eterna («spring break forever» è il refrain del film), trova la propria strada.

spring breakers - 1b spring breakers - 1cUn’immagine, come una foto-ricordo, dell’indimenticabile vacanza delle ragazze.

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spring breakers - 3cI destini delle ragazze: Faith e Cotty ritornano a casa, mentre Brit e Candy restano con Alien, diventando delle gangster.

Ma chi sono queste ragazze? E chi è Alien, il gangster bianco che paga la cauzione alle quattro studentesse? «I narcisistici personaggi di questi film [Spring Breakers e Pain & Gain di Michael Bay, NdT], riponendo tutta la loro fede nella superficie delle cose e ottenendo risultati immediati che convalidano questa stessa fede, sono creature perfettamente postmoderne.»5 L’universo messo in campo da Korine in Spring Breakers è, dunque, essenzialmente postmoderno (o post-postmoderno, che dir si voglia). Vi è uno scollamento profondo nel gesto e nelle azioni dei suoi protagonisti nei confronti del mondo – distacco, questo, enfatizzato da una voce over spesso in contrasto con le immagini che vediamo, e che scredita o sminuisce le stesse azioni rappresentate.

spring breakers - 4a spring breakers - 4b spring breakers - 4c spring breakers - 4d spring breakers - 4e spring breakers - 4fFaith, durante la vacanza, telefona alla nonna raccontando quanto è perfetto il mondo che sta frequentando in quei giorni. Le immagini, però, stridono con quello che afferma la ragazza. 

Si tratta dunque di una concezione del mondo fortemente calata nella contemporaneità. Il lavoro, ad esempio, sembra essere una prospettiva assente: per pagarsi la vacanza, le quattro ragazze rapinano un locale e i suoi clienti “come se si trovassero in un videogame”. Vogliono tutto e subito. La stessa rappresentazione della sessualità e dell’erotismo, in Spring Breakers, sembra recuperare le tesi proposte dal filosofo Zygmunt Bauman nel saggio Sugli usi postmoderni del sesso: «nella età postmoderna l’erotismo si è svincolato sia dalla funzione della riproduzione, come dall’amore, sin qui cardine dell’esperienza umana. La ricerca del piacere sessuale è assurta a norma culturale come un tempo accadeva per l’amore, dai provenzali ai romantici. L’effetto è che oggi l’erotismo ha acquistato uno spessore che non aveva in precedenza, ma al tempo stesso possiede un’inedita leggerezza e volatilità propria dei nostri tempi.»6 Fin dalle prime immagini in ralenti, commentate dalla dubstep di Skrillex, corpi perfetti si mostrano davanti alla camera in gesti che emulano l’atto sessuale (bottigliette usate come falli, masturbazioni ed eiaculazioni simulate; oppure, più avanti, Candy che disegna un pene e imita una fellatio). E non si tratta, né per Bauman né per Korine, di una critica o di un rimpianto nei confronti di un “mondo perduto”, quanto piuttosto una presa di coscienza di uno stato delle cose ormai definito.

spring breakers - 5aspring breakers - 5bL’incipit di Spring Breakers. La musica di Skrillex e i ralenti ci fanno sentire come se stessimo assistendo ad un videoclip di MTV. I ragazzi emulano gesti sessuali espliciti, spesso guardano direttamente in camera.

giphyCandy imita una fellatio durante una lezione. La ragazza è interpretata da Vanessa Hudgens, attrice, come Selena Gomez/Faith, di molti film Disney. Una scelta sicuramente provocatoria.

Spring Breakers si abbandona dunque allo stato – e alla superficie – delle cose, ma lo fa con un gesto incredibilmente onesto, mai giudicante. Il distacco critico viene meno: ciò che interessa al regista è piuttosto osservare quel mondo con gli occhi dei suoi personaggi. E per mezzo di una precisa scelta estetica. «Korine, come Paul T. Anderson […], sa che non c’è più scampo al vuoto, sa che non c’è immagine che non nasca e muoia da sola, sa che la cultura musicale e adolescenziale ha finito per mangiarsi tutto, ogni forma di estetica e di sguardo. Dunque si arrende: come Warhol secoli fa […] si abbandona all’immanenza degli oggetti.»7 Il gesto di Korine è dunque attraversato da un nichilismo di fondo abbastanza evidente, riscattato però da una profonda consapevolezza nei confronti del mondo che vuole rappresentare. Vuole catturare l’attimo («I wish we could take this moment and freeze it, make it last forever» afferma Faith in uno stupendo momento di pace, in piscina, con le sue amiche), “toccarne la superficie” come dicevamo all’inizio. Fa quindi sorridere leggere che, nel film, fallirebbe «il tentativo di trasformare quattro ragazzine in bikini in eroine rivoluzionarie»8 in quanto, delle Pussy Riot, Korine recupera ovviamente solo l’aspetto più pop: i passamontagna coloratissimi.

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spring breakers - 6bSopra, le Pussy Riot, la punk-band femminista divenuta celebre per essere stata incarcerata, proprio nel 2012, durante una manifestazione in una chiesa russa. Sotto, un’immagine del film.

Il film è dunque, soprattutto, qualcos’altro. Spring Breakers diviene, in primis, un tentativo di problematicizzare la narrazione non solo da un punto di morale o etico ma anche stilistico. Non stupisce che Harmony Korine lo definisca il suo film «più sperimentale»9: Spring Breakers è una vera e propria esperienza onirica che procede come se ci trovassimo in un sogno («it’s just like a dream» si ripete più volte nel film). Dalla fisicità esibita dei corpi delle prime immagini, che stabiliscono lo statuto sensoriale, fisico per l’appunto, della pellicola, si passa presto ad una narrazione sognante, rarefatta. La fotografia al neon10 di Benoît Debie, abituale collaboratore del regista franco-argentino Gaspar Noé11, accentua in maniera esponenziale la natura allucinata della pellicola. «Benoit è davvero inventivo», afferma Korine, che lo ha chiamato in quanto voleva «qualcosa che uscisse dal reame della tradizione narrativa cinematografica»12. Come già in Lost River [id., 2013], il lungometraggio d’esordio di Ryan Gosling, anche in Spring Breakers la fotografia “figurale” di Debie si rivela uno dei mezzi visivi fondamentali per trascendere la semplice discorsività figurativa13. Tra i tanti momenti che potremmo ricordare svetta sicuramente tutta la parte finale del film, che vede Candy e Britt, armate, commettere una vera e propria strage nella villa di un boss rivale di Alien. I colori accesissimi, i ralenti e le angolazioni eccentriche (pensiamo alla ripresa ribaltata con la quale si chiude il film) conferiscono un sapore onirico all’esperienza vissuta, tanto dalle ragazze quanto dallo spettatore.

spring breakers - 7a spring breakers - 7bDebie ricorda così il lavoro sulla sequenza finale: «Se ti ricordi l’ultima scena con le ragazze in bikini, [ecco], ho detto a Harmony che sarebbe stato molto bello avere una fluorescenza incandescente, quasi fosforescente. Ho deciso di illuminare la sequenza con una luce nera. Per questo era importante avere colori risplendenti sui bikini e le maschere. Ho fatto molta ricerca su questo [effetto]. Ricordo che all’inizio le maschere non risplendevano affatto. Erano rosa, e con la luce nera non andavano bene. Abbiamo così dovuto cambiare la texture delle maschere per lavorare con la luce nera. Tutto è stato elaborato con precisione, fino ai più piccoli dettagli.»14

A spezzare la continuità formale di Spring Breakers, Korine inserisce, nel corpus del film, riprese effettuate con telefonini o a bassa definizione, creando in tal modo un contrasto estetico nella pellicola. D’altronde, la pluralità di formati che si sovrappongono è una delle caratteristiche di molto cinema contemporaneo

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Ma non è solo la fotografia ad assegnare al film l’atmosfera sognante e allucinata che lo contraddistingue. Frasi, rumori15 e situazioni, in Spring Breakers, ritornano con insistenza, senza seguire un vero e proprio ordine logico. «Le scene», scrive Pietro Bianchi, «si richiamano le une con le altre tramite un’associazione libera più che una continuità temporale. A volte un’immagine di ciò che dovrebbe accadere dopo irrompe in una scena precedente […].»16 A parte rari casi17, infatti, le azioni in Spring Breakers non vengono mai restituite nella loro interezza: piuttosto, sono spezzettate attraverso un montaggio che sposta l’azione avanti e indietro nel tempo. Ad esempio, prima dell’arresto da parte della polizia, una breve inquadratura ci mostra le quattro ragazze in manette davanti alla volante: si tratta di una breve inquadratura che anticipa ciò che vedremo successivamente. Similmente, più avanti nel film, il ferimento di Cotty è preannunciato da una ripresa di lei, sanguinante, ancor prima che lo spettatore abbia assistito alla sparatoria.

spring breakers - 8a spring breakers - 8b spring breakers - 8c spring breakers - 8d spring breakers - 8eL’arresto delle ragazze, preannunciato da un primo piano di Candy nella volante della polizia.

spring breakers - 8f spring breakers - 8gIl ferimento di Cotty, anch’esso preannunciato da un’inquadratura prima che avvenga la sparatoria.

Si tratta di una tipologia di narrazione che procede come un flusso di coscienza, e che lo stesso Korine definisce in quanto liquida. «Nel film», spiega il regista, «le cose si ripetono spesso perché volevo che fosse un’esperienza fisica, una narrativa liquida fatta di microscene che si ripetono in loop, una cosa un po’ allucinata e trascendentale, in modo che sia più vicina strutturalmente alla musica pop o elettronica con i suoi sample, con i chorus e con elementi catchy che ti seducono e ti acchiappano.»18 Come già anticipato, per immergerci nel mondo di Faith, Candy, Brit e Cotty, dobbiamo vedere coi loro occhi, entrare nella loro testa. Sarebbe però un errore considerare Spring Breakers privo di una vera e propria struttura; completamente piegato alle leggi accidentali dell’inconscio. Lo stesso Korine precisa, piuttosto, come il film abbia avuto lo storyboard più dettagliato nella sua carriera19. Ciò che ha probabilmente cercato di fare, con Spring Breakers, è stato provare a comporre un film in maniera musicale. Una peculiarità, questa, già acutamente notata da Roberto Silvestri in una delle prime, approfondite recensioni sul film, per «Il Manifesto». Già allora, il critico proponeva un illuminante parallelo tra Spring Breakers e un altro film presentato alla medesima Mostra del Cinema di Venezia, To the Wonder [id., 2012] di Terrence Malick, precisando come i due film fossero dotati di una struttura similare: «un racconto che procede come una suite jazz», per «chiazze emozionali a movimento sotterraneo.»20

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spring breakers - 9bSopra, To the Wonder; sotto, Spring Breakers.

D’altronde, fin dalle prime immagini commentate dalla canzone Scary Monsters And Nice Sprites di Skrillex, Spring Breakers si presenta come una sorta di videoclip “esploso” i cui frammenti si intrecciano in maniera indissolubile con la storia, andando a costituire una sorta di racconto post-narrativo21. Un vero e proprio “ibrido” che muta continuamente – e liquidamente – di forma. Basti pensare alla sequenza in cui Alien suona al pianoforte Everytime di Britney Spears. Se inizialmente è il gangster a cantare, gradualmente la canzone originale si sovrappone al sonoro; parimenti, le immagini dell’uomo e delle ragazze, sul bordo della piscina, vengono sostituite da quelle delle rapine, effettuate coi ralenti che già avevano caratterizzato l’incipit. Il film diventa videoclip, e viceversa.

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Spring Breakers rappresenta quindi un ideale incontro tra linguaggi diversi: quello del cinema e del videoclip. Carol Vernalis, nel voluminoso libro Experiencing Music Video. Aesthetics and Cultural Context22, pone l’accento sullo scarto che vige tra il découpage hollywoodiano e quello del video musicale. Lo studioso nota come la struttura della messa in scena cinematografica più propriamente classica, che procede solitamente da un piano totale fino a giungere al particolare – e che permette allo spettatore di orientarsi gradualmente nello spazio diegetico –, è sovvertita, nel videoclip, da una struttura che procede per intensità. Questo, «perché le decisioni sulle inquadrature sono fatte per adattarsi alla musica»; di conseguenza, «la ricerca di una cognizione dello spazio e della trama assume un ruolo di secondo piano»23. Lo spazio, le scelte di découpage, i piani, ecc, non vengono stabiliti su di una logica orientativa ma hanno, piuttosto, un valore intensivo. Lo spettatore risulta dunque continuamente spiazzato, benché guidato dal sonoro.
Con Spring Breakers, una stessa logica emozionale viene trasferita a un contesto più propriamente cinematografico. Lo spettatore, altrettanto disorientato, si ritrova a vagare in uno spazio – o da uno spazio all’altro – senza quelle coordinate necessarie per orientarsi in maniera precisa. La narrazione «liquida» del film, di cui abbiamo già parlato, passa dunque anche da qui: un fluire continuo, ininterrotto, che abbraccia spazio e tempo, e che sancisce paradossalmente una sorta di stasi. Come se rivivessimo sempre gli stessi momenti. Forse, proprio attraverso gli occhi di Faith, ancora immersa in quel magico momento, in piscina, che avrebbe voluto congelare nel tempo.
Forever, bitches.

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NOTE

1. Oltre alle prevedibili critiche, non mancò il sostegno da parte di molta critica d’élite. Come non ricordare, ad esempio, la copertina dedicata dai Cahiers du Cinéma al film di Korine, eletto tra i migliori film dell’anno.

2. Cfr. con i contenuti speciali contenuti nel DVD italiano.

3. G. Niola, Intervista: Harmony Korine ci spiega Spring Breakers, http://www.badtaste.it/2013/03/16/intervista-harmony-korine-ci-spiega-spring-breakers/36905/

4. Ibidem.

5. T. Britt, Spring Breakers, Pain & Gain and Postmodern Folly at the Movies, http://www.popmatters.com/column/171180-spring-breakers-pain-gain-and-postmodern-folly-at-the-movies/

6. M. Belpoliti, Il sesso postmoderno: tanta fatica per non fare l’amore, http://www.lastampa.it/2013/07/03/cultura/il-sesso-postmoderno-tanta-fatica-per-non-fare-lamore-AaM0t2CfFnUPP3qKvRDv2O/pagina.html

7. R. Manassero, Harmony Korine. Spring Breakers, http://www.doppiozero.com/materiali/odeon/harmony-korine-spring-breakers

8. P. Mereghetti (a cura di), Il Mereghetti. Dizionario del film 2013, Baldini&Castoldi, Milano, pp. 3633-3634.

9. T. Lo Porto, Aspetta primavera, Korine, http://www.minimaetmoralia.it/wp/intervista-harmony-korine-spring-breakers/

10. Sulla questione, cfr. con l’editoriale di Lorenzo Baldassari, L’estetica “al neon” nel cinema contemporaneo: appunti per una mappatura, per “Lo Specchio Scuro”.

11. Il regista è stato ampiamente affrontato sul sito con gli articoli dedicati a Carne [id., 1991], Enter the Void [id., 2009], Applesauce [id., 2013] e Love [id., 2015].

12. E. McClanahan, Harmony Korine Talks Spring Breakers, Narrative Freedom & Why the ATL Twins Make America Great, http://www.indiewire.com/2013/03/harmony-korine-talks-spring-breakers-narrative-freedom-why-the-atl-twins-make-america-great-100491/

13. Sul concetto di “figurale” legato alla fotografia di Debie, cfr. con l’articolo di Nicolò Vigna su Lost River presente sul sito.

14. K. Grouchnikov, Cinematography of “Spring Breakers” – interview with Benoît Debie, http://www.pushing-pixels.org/2014/12/10/cinematography-of-spring-breakers-interview-with-benoit-debie.html

15. Pensiamo, ad esempio, al suono del caricatore di un’arma da fuoco che si sente sovente nel corso del film.

16. P. Bianchi, Senza break. “Spring Breakers” di Harmony Korine, http://www.leparoleelecose.it/?p=9440

17. Tra le eccezioni che possono venire in mente figura la lunga sequenza della rapina, ripresa con uno splendido long-take.

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18. G. Niola, Articolo cit.

19. Anche se poi, durante le riprese, ha lasciato maggior spazio alla libertà e alla creativa dei suoi attori. Cfr. con i contenuti speciali presenti nel DVD italiano del film.

20. R. Silverstri, Cattive ragazze nel beach movie da sballo, «Il Manifesto», 06/09/2012.

21. È lo stesso Korine a proporre tale definizione, nell’intervista contenuta negli speciali del DVD italiano.

22. C. Vernallis, Experiencing Music Video. Aesthetics and cultural context, Columbia University Press, New York, 2004.

23. Ivi., p. 110.