«Il rischio dell’eccesso (e del kitsch) hanno sempre accompagnato il cinema di Darren Aronofsky, ma con mother! ha davvero superato ogni livello di guardia.»1
Sul Corriere della sera, Paolo Mereghetti riassume alla perfezione le opinioni circolanti presso pubblico e critica al momento della presentazione di Madre! [mother!, 2017], il film più fischiato della 74esima Mostra d’arte cinematografica di Venezia. «Inequivocabilmente fallito»2, scrive Emiliano Morreale su Repubblica. E ancora: «Il regista da solo si scava la fossa»3 (Mariarosa Mancuso, Il Foglio). «Choc al Lido: tanti fischi per Mother!»4, titola Gloria Satta su Il Messaggero. A Venezia, l’anteprima stampa è subissata da fischi, risate, offese al regista. Nonostante la presenza di Jennifer Lawrence come attrice protagonista, negli Stati Uniti l’accoglienza è, se possibile, ancora più disastrosa. CinemaScore, «the industry leader in measuring movie appeal», ha assegnato al film di Aronofsky il voto più basso, F5. Secondo Anthony Lane del New Yorker, «se dessi a un quindicenne estremamente brillante delle erbe sconosciute da fumare, e quaranta milioni di dollari circa con cui giocare, Madre! sarebbe il risultato finale.»6 Anche il pubblico non premia Madre!: il film di Aronofsky incassa 44 milioni di dollari (solo 17 negli Stati Uniti), a fronte di un budget di 40 milioni7.

Madre! non riceve soltanto commenti negativi: la performer Marina Abramovic e il regista Martin Scorsese difendono il film, lodandone il coraggio8.

mother aronofsky recensione poster lo specchio scuroIl poster di Madre! non nasconde l’accoglienza contrastata ricevuta dal film.

Nonostante una accoglienza così contrastata possa tentare chi scrive a prendere una posizione in merito all’effettiva compiutezza del film, nei paragrafi che seguono non ci preoccuperemo di dire se Madre! è un lavoro riuscito, se è il migliore o il peggiore tra quelli diretti da Aronofsky, regista abituato a dividere il pubblico e la critica in fazioni opposte. Ripercorrendo le tappe che hanno portato alla realizzazione del film, facendo riferimento alle dichiarazioni del regista, degli attori e del reparto tecnico, cercheremo piuttosto di far convergere l’analisi stilistica di Madre! con il disvelamento della sua struttura allegorica.

 

«IL SESTO GIORNO»: L’ALLEGORIA DI MADRE!

Reduce dall’insuccesso commerciale del kolossal Noah [id, 2014], Aronofsky scrive in cinque giorni la prima versione della sceneggiatura di Madre!. Prendendo ispirazione da L’angelo sterminatore [El ángel exterminador, 1962] per la capacità di Buñuel di confinare in uno spazio ristretto una metafora universale, Aronofsky realizza una versione in scala ridotta del suo film precedente: la Bibbia è ancora una volta il riferimento principale; i temi di Madre! saranno la Creazione e l’Apocalisse. All’origine del film, dice Aronofsky, vi era l’intenzione di «prendere una parte del mondo, confinarla in un luogo e farne una riflessione sulla società, mascherata con una storia umana personale [a personal human story], e per realizzare ciò ho utilizzato una struttura legata alla Bibbia. »9

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La sceneggiatura di Madre! si articola dunque attraverso tre livelli, uno contenuto dentro l’altro. Il primo, e più esterno, è quello meramente narrativo: Madre! racconta la storia di un poeta ultraquarantenne (nei titoli di coda, “Him”, interpretato da Javier Bardem) in crisi di ispirazione, ritiratosi con la giovane moglie (“mother”, scritto con la minuscola, interpretata da Jennifer Lawrence) nella loro ­casa di campagna, ricostruita dalla donna dopo che questa era crollata a seguito di un misterioso incendio. Qui ricevono la visita di un dottore (“man”, Ed Harris) e, il giorno dopo, della moglie di lui (“woman”, Michelle Pfeiffer). Nonostante “mother” sia infastidita dall’arrivo nella loro abitazione di due sconosciuti, “Him” decide di ospitare “man” e “woman”, ritenendo la loro presenza funzionale per ritrovare l’ispirazione perduta. La situazione degenera quando i figli di “man” e “woman”, “younger brother” (Brian Gleeson) e “older son” (Domhnall Gleeson), fanno anche loro irruzione nell’abitazione e, in seguito a un’accesa discussione, il secondo uccide il primo. La notte del tragico evento, dopo aver ospitato la cerimonia luttuosa della famiglia e degli amici del deceduto, “Him” e “mother” fanno l’amore. La mattina dopo, “mother” dice di essere incinta; “Him” ritrova l’ispirazione perduta e scrive un’opera che conquista un successo immediato. Passano nove mesi: “mother” sta per partorire e “Him” è ormai una celebrità. Una cena romantica tra i due viene interrotta dai fan dell’uomo, che chiedono di scambiare una parola con lui, di abbracciarlo. Disperata, in procinto di partorire, “mother” si ritrova a fronteggiare da sola l’esercito di fan che, entrati all’interno dell’abitazione, cominciano a rubare e distruggere la mobilia.

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madre jennifer lawrence darren aronofsky recensione lo specchio scuro“Him” (Javier Bardem) e “mother” (Jennifer Lawrence).

madre! recensione aronfosky ed harris michelle pfeiffer lo specchio scuro“Man” (Ed Harris) e “woman” (Michelle Pfeiffer).

madre caino abele recensione lo specchio scuro“Younger brother”  (Brian Gleeson) e “older son” (Domhnall Gleeson). 

madre aronofsky recensione lo specchio scuroL’esercito di fan che nel finale di Madre! assedia la casa dei protagonisti.

La «personal human story» a cui fa riferimento Aronofsky su IndieWire è tutta contenuta all’interno del primo livello di Madre!, quello narrativo, e riguarda l’analisi del rapporto di coppia tra “Him” e “mother”. Questo è anche il livello su cui ha preferito concentrare la propria attenzione la maggioranza dei critici italiani, leggendo Madre! come una riflessione autobiografica sulla figura dell’artista; lettura avvalorata dal fatto che la differenza di età tra “Him” e “mother”, rimarcata a più riprese nel corso del film, è all’incirca la stessa che separa Aronofsky e l’attrice Jennifer Lawrence (i due, per qualche mese, sono stati anche una coppia fuori dal set, ma a detta di entrambi la scintilla sarebbe esplosa soltanto dopo le riprese del film, conclusesi nel 201610). Una chiave interpretativa, questa che vede Aronofsky identificarsi con “Him”, che, a nostro parere, funziona solo parzialmente: adottando per l’intero minutaggio (escluso incipit ed excipit) il punto di vista di “mother”, il film dedica solo un paio di sequenze alla descrizione della crisi d’ispirazione dell’uomo. È infine lo stesso Aronofsky a ricordare amaramente ai giornalisti che gli chiedono la validità di tale interpretazione, come non gli sia mai capitato di vivere sulla propria pelle il successo incontrato dal protagonista di Madre!11.

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Più che rappresentare il reale nucleo tematico del film, il primo livello della sceneggiatura, quello narrativo, costituisce un semplice espediente per attirare l’attenzione del pubblico. Allo stesso modo funziona la costellazione di citazioni cinematografiche di cui è imbevuto il film: in particolare, il riferimento tematico a Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York [Rosemary’s Baby, 1968] di Roman Polanski, con cui la casa distributiva di Madre! ha giocato furbescamente dal rilascio del primo trailer fino alla realizzazione di un manifesto che ricalca quello della pellicola con protagonista Mia Farrow, si rivela ben presto una falsa pista, così come problematica è l’ascrizione del film di Aronofsky nel genere horror (secondo Alissa Wilkinson, «Madre! è strutturato come una commedia – o, per meglio dire, come una parodia della nostra realtà. Prende sul serio le storie che ci raccontiamo sulla storia dell’umanità e le porta all’assurdo»12).

madre rosemary's baby poster aronofsky polanski lo specchio scuroManifesti di Rosemary’s Baby e Madre! a confronto.

Per illuminare il significato allegorico di Madre!, non bisogna fermarsi al livello narrativo, ma è necessario accettare l’aspetto più controverso del film e addentrarsi nella dimensione biblica alla base della sceneggiatura.
Più che un seguito de Il cigno nero – Black Swan [Black Swan, 2010], come il trailer sembrava suggerire, Madre! rappresenta l’ideale prosecuzione del maggiore insuccesso critico del regista newyorkese, Noah. In un articolo pubblicato su Vox indicato dallo stesso Aronofsky come molto vicino alla sua visione del film13, Alissa Wilkinson ha osservato come l’idea per la realizzazione di Madre! risalisse addirittura a prima del 2014. Alla ricerca di nuove sfumature per raccontare l’episodio biblico del diluvio universale, Aronofsky e Ari Handel, suo co-sceneggiatore ai tempi di Noah­, produttore di Madre!, ­hanno raccontato di essersi imbattuti in un’antica versione ebraica del racconto della creazione, in cui Dio plasmava il mondo ma, non contento del risultato, lo distruggeva, ricominciando dall’inizio, finché non riusciva a creare qualcosa che lo soddisfacesse.
In Madre!, succede qualcosa di simile: le prime inquadrature del film si aprono sull’ “Apocalisse”: due primi piani del volto, rigato dalle lacrime, di una donna immersa nelle fiamme. Nelle inquadrature successive, la “Creazione”: “Him”, rimettendo al proprio posto un misterioso cristallo a forma di cuore, fa “rinascere” l’abitazione distrutta dal fuoco. La stessa cosa succederà alla fine del film, che terminerà dove era cominciato (“mother”: «Where are you taking me?»; “Him”: «The beginning»).

madre incipit excipit aronofsky recensione specchio scuroIncipit (a sinistra) ed excipit (a destra) di Madre!: la distruzione, la creazione.

Per aiutare il pubblico a districarsi attraverso la struttura biblica di Madre!, nelle interviste di presentazione Darren Aronofsky e l’attrice protagonista Jennifer Lawrence hanno spiegato nel dettaglio la maggior parte dei simboli del film: “Him” è Dio (un Dio capriccioso, egoista, distruttivo, vicino a quello dell’Antico Testamento; d’altronde, una delle frasi finali pronunciate da “Him” nel film, «I am I», riecheggia proprio il «I am that I am / Io sono colui che sono» del Dio dell’Antico Testamento), “mother” è Madre Natura («You were home», le dice “Him” nel finale), “man” e “woman” sono Adamo ed Eva (la notte prima che “woman” entri in scena, “mother” nota che “man” ha una ferita all’altezza delle costole), i figli sono Caino e Abele; la misteriosa pietra a forma di cuore che “man” e “mother” rompono è il frutto proibito del giardino dell’Eden; e l’elenco potrebbe continuare.

madre il cristo morto mantegna aronofsky specchio scuroIl Cristo morto di Mantegna è citato esplicitamente  nel fotogramma qui sopra.

madre! lawrence aronofsky recensione lo specchio scuroI dialoghi di Madre! fanno continuamente riferimento alla Bibbia.

madre recensione aronofsky lo specchio scuro«Dio il Signore fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d’essa. Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo» (Genesi 2:21,22).

madre lo specchio scuroIl cristallo a forma di cuore presente nello studio di “Him” è il frutto proibito del Giardino dell’Eden: in Madre!, “man” e “woman” lo romperanno accidentalmente, scatenando gli eventi violenti della seconda parte del film.

Al pari della dimensione puramente narrativa, neanche la consapevolezza della struttura biblica è sufficiente a preparare lo spettatore alla seconda parte di Madre!, quella che ha scatenato i commenti più negativi.
Nella seconda parte di Madre!, che è separata dalla prima da un’ellisse narrativa di nove mesi, “Him” è una celebrità e “mother” è in procinto di partorire. La donna ha organizzato una cena romantica per festeggiare il successo del marito. I due non fanno in tempo a sedersi a tavola che vengono subito interrotti dai fan di “Him”. La situazione degenera velocemente perché la folla adorante non vuole soltanto porgere il proprio saluto all’uomo ma, entrata di nascosto nell’abitazione, comincia a rubare il cibo, a portare via cose e distruggere la mobilia, ad officiare cerimonie religiose e compiere atti di barbarica violenza. L’irruzione della polizia e improvvise esplosioni riducono l’interno dell’abitazione in un cumulo di macerie, mentre “mother”, sconvolta dalle doglie del parto, scaraventata a terra dalla massa urlante dei fan, si trascina alla ricerca “Him”, momentaneamente scomparso.

madre spiegazione finale recensione lo specchio scuro

Questa lunga sezione (30 minuti) di Madre! non ne è solo il momento più provocatorio e indigeribile, ma contiene in nuce il messaggio del film, che non è metalinguistico (come invece suggerirebbe la dimensione narrativa) o religioso (così suggerisce la dimensione biblica), bensì “ecologico”. Vera e propria allegoria in forma di film, Madre! utilizza la «personal human story» di una coppia in crisi e l’immaginario biblico14 per ammonire lo spettatore sui rischi del disastro ambientale. D’altronde, è lo stesso Aronofsky a definire Madre! come «a cautionary tale of what’s happening to the planet»15, consegnando al pubblico del Toronto Film Festival una nuova versione della preghiera cristiana “Padre nostro” riadattata dalla scrittrice Rebecca Solnit e intitolata mother’s prayer, pubblicando sulla sua pagina Facebook una serie di immagini di degrado ambientale con l’hashtag #mothermovie e indicando come principale fonte d’ispirazione il libro per bambini L’albero (1964) di Shel Silverstein, che racconta la storia d’amicizia tra un albero e un bambino che, crescendo, lo trascurerà, e un’opera letteraria di Susan Griffin intitolata Woman and Nature: The Roaring Inside Her (1978), in cui l’autrice esplora l’identificazione della donna con la Terra, vista come madre dell’umanità e vittima della violenza maschile.

madre aronosky

madre apocalisse aronofsky lo specchio scuro

La casa di Madre! è una metafora della Terra.

La scelta di inserire il punto esclamativo nel titolo del film (Madre!) e di porre i cartelli subito dopo le inquadrature della “mother” in fiamme indica allora proprio lo stato di attenzione a cui il regista vuole richiamare lo spettatore nei confronti del problema ambientale: per dirla con le parole dello stesso Aronofsky, Madre! «è la storia di Madre Natura che si trasforma in energia femminile e di noi che la contaminiamo […], che abbattiamo le sue foreste, che prendiamo tutto da lei, senza dare nulla in cambio. È questo il soggetto del film.»16

mother madre punto esclamativo madre recensione

Ai margini del testo (ovvero nell’incipit, cfr. sopra, e nell’excipit), Madre! racchiude il significato allegorico dell’opera.

La seconda parte di Madre!, giudicata eccessiva e indigeribile dalla maggior parte degli spettatori, è allora fondamentale perché adottando il punto di vista di “mother”, esprime il contenuto dell’allegoria nella forma di avvertimento: nel film, la casa è la Terra, il personaggio di Jennifer Lawrence è Madre Natura, e la violenza che caratterizza la seconda parte di Madre! «a nightmare […] documenting the horrors of our world»17.
Non deve sorprendere allora che il titolo utilizzato da Aronofsky per il film durante il periodo delle riprese sia Day Six: il Sesto Giorno, nella Bibbia, corrisponde alla creazione dell’uomo da parte di Dio.  

mother recensioneLa simbiosi tra “mother” e l’abitazione è tale che quest’ultima “sanguina” ogni volta che la donna subisce delle violenze (fisiche, psicologiche).

madre recensione casa«You were home»: nel film, “mother” non abbandona mai lo spazio della casa.

Anche il finale di Madre!, con il film che ricomincia daccapo, può essere letto come un avvertimento: come dice Aronofsky, «il capitolo conclusivo non è ancora stato scritto. La vita sulla Terra continuerà. La vita resiste.»18

madre incipit jennifer lawrence

madre spiegazione finale

 

«FILMMAKING IS A PARANOID EXPERIENCE»: STRATEGIE DI MESSA-IN-SCENA IN MADRE!

Per mettere in guardia lo spettatore di fronte alle devastazioni che subisce quotidianamente l’ambiente, Aronofsky sceglie di adottare il punto di vista del personaggio interpretato da Jennifer Lawrence («Volevo che lo spettatore fosse nella testa del personaggio di Jennifer Lawrence per l’intero film e che vivesse quest’esperienza»19), costringendo chi guarda a un vero e proprio tour de force di due ore.
Nonostante la superficie dell’immagine sia tutt’altro che pulita (il film, come altri di Aronofsky, è stato girato in Super16mm) e i riferimenti estetici indicati dal regista a Libatique siano stati «alcune produzioni horror degli anni ’70 orribili, a basso budget, che avevano una cattiva illuminazione e pessime fotografie che non avrebbero mai soddisfatto le aspettative estetiche moderne»20, le strategie di messa-in-scena di Madre! sono il risultato di mesi e mesi di prove, che hanno preceduto lo shooting vero e proprio con Jennifer Lawrence e Javier Bardem, e di un anno di lavoro in post-produzione, in gran parte per il montaggio e gli effetti visivi digitali.

madre jennifer lawrence

Facendo a meno del soundtrack extra-diegetico, scegliendo di filmare quasi esclusivamente con la camera a mano, Aronofsky riduce al minimo la distanza tra lo spettatore e “mother”, trasformando il film in un’esperienza paranoica, come ci si aspetterebbe dal regista di Pi greco – Il teorema del delirio [Pi, 1998] e Requiem for a Dream [id., 2000]. Per fare ciò, con Madre! Aronofsky estremizza le strategie di messa-in-scena approntate per la prima volta in The Wrestler [id., 2007] e utilizzate a profusione ne Il cigno nero, con la macchina da presa che accompagna l’attrice come un’ombra (esclusi incipit ed excipit, Jennifer Lawrence è sempre presente all’interno dell’inquadratura), attivando un’immedesimazione volutamente incompleta, fatta di negazioni e mancanze, che proprio in virtù delle oscillazioni evidenti del punto di vista adottato (soggettive, semi-soggettive, ecc.) riesce a rendere partecipe lo spettatore delle violenze psicologiche subite dalla protagonista del film. Rispetto a Il cigno nero, in Madre! Aronofsky e il direttore della fotografia Matthew Libatique, suo usuale collaboratore dai tempi di Pi greco, restringono il linguaggio filmico per quasi l’intero minutaggio (in particolare nella seconda parte del film) esclusivamente a tre tipologie di inquadrature (realizzate sempre con la camera a mano): primi piani su “mother”; «over-the-shoulder shots» (inquadrature di spalle) che connettono “mother” all’ambiente circostante tramite una semi-soggettiva; «point-of-view shots» (inquadrature soggettive) di “mother”21.

madre semi-soggettiva découpage madre découpage madre soggettiva Un esempio del découpage di Madre!: semi-soggettiva (inq. 1); primo piano di “mother” (inq. 2); soggettiva (inq. 3).

Le poche inquadrature di insieme in Madre! vengono utilizzate esclusivamente quando “mother” è da sola in scena, come nell’incipit del film, in cui la donna cammina in solitudine all’interno della propria abitazione alla ricerca del marito. Con queste inquadrature, che danno allo spettatore una rara visione dello spazio della casa, Aronofsky e Libatique rappresentano visivamente il significato allegorico del film, che vede l’abitazione e la donna come un’unica entità.

mother madre

Con il procedere del film, la «personal human story» perde di centralità, mentre la dimensione biblica e poi quella allegorica prendono il sopravvento. Ciò si riflette, ovviamente, anche nelle scelte visive di Madre!. La seconda parte del film, infatti, non è soltanto eccessiva per l’azione o per il numero di comparse coinvolte all’interno dello spazio della casa (più di duecento), ma anche cromaticamente segna un netto cambiamento rispetto alle sequenze precedenti. La prima parte di Madre! è caratterizzata da scelte cromatiche naturalistiche, che ben si sposano con il realismo della camera a mano e dell’immagine materica del Super16mm; la seconda parte, invece, non diversamente da quanto accadeva ne Il cigno nero, fa convergere il realismo del linguaggio filmico con una messa-in-scena che utilizza alcuni espedienti visivi tipici dell’horror d’autore formalista, con l’immagine che vira progressivamente in rosso (il colore del fuoco, che nell’immaginario biblico del film viene associato al sopraggiungere dell’Apocalisse) e la presenza sempre più ingombrante della CGI.

madre

madre finale

L’illuminazione di Madre! assume tonalità rossastre nel finale allucinato.

Vogliamo concludere quest’analisi fluviale con un’osservazione: ridurre Madre! esclusivamente al suo significato allegorico sarebbe un errore tanto quanto fermarsi, in sede d’analisi, al piano narrativo o concentrarsi esclusivamente sulla dimensione biblica del film. Quella di Aronofsky non è soltanto un’estetica eccessiva e kitsch, ma è soprattutto un’estetica dell’intensità: i suoi sono «film-cervello»22 immersivi, che si confrontano con personaggi e situazioni eccessive e con modalità di configurazione del visibile bigger than life con lo scopo di intensificare l’esperienza spettatoriale. Non diversamente da cineasti quali Alfonso Cuarón, Alejandro González Iñárritu e Steve McQueen, ma con possibilità di budget infinitamente minori, la sfida di Aronofsky è quella di riportare il cinema d’autore al centro della scena dell’intrattenimento audiovisivo hollywoodiano23. Tenta di farlo, con Madre!, realizzando un’opera-mondo che cerca una sintesi impossibile tra necessità narrative, contenuto allegorico e messa-in-scena massimalista.
Come si usa dire in questi casi: prendere o lasciare.

 

NOTE

1. Paolo Mereghetti, Il Corriere della Sera, 5 settembre 2017.

2. Emiliano Morreale, La Repubblica, 5 settembre 2017.

3. Mariarosa Mancuso, Il Foglio, 5 settembre 2017.

4. Gloria Satta, Il Messaggero, 5 settembre 2017.

5https://www.cinemascore.com/.

6«If you gave an extremely bright fifteen-year-old a bag of unfamiliar herbs to smoke, and forty million dollars or so to play with, mother! would be the result

Anthony Lane, The New Yorker, https://www.newyorker.com/magazine/2017/09/25/mother-and-battle-of-the-sexes.

7. http://www.boxofficemojo.com/movies/?id=mother2017.htm.

8. Cfr. https://www.facebook.com/MarinaxAbramovic/photos/a.10150743092030912.426146.300806525911/10155695451580912/?type=3&fref=mentions; https://www.hollywoodreporter.com/news/martin-scorsese-rotten-tomatoes-box-office-obsession-why-mother-was-misjudged-guest-column-1047286.

9«[…] Taking a piece of a world and confining it to a space and making it a conversation about society, lined up with a personal human story, and I figured out how to structure it with a biblical core

http://www.indiewire.com/2017/09/mother-darren-aronofsky-explains-mythology-allegory-bible-jennifer-lawrence-1201877848/

10. http://www.dailymail.co.uk/tvshowbiz/article-4882392/Jennifer-Lawrence-dons-white-NY-premiere-Mother.html.

11http://www.indiewire.com/2017/09/mother-darren-aronofsky-explains-mythology-allegory-bible-jennifer-lawrence-1201877848/; https://www.theguardian.com/film/2017/sep/07/darren-aronofsky-on-mother-jennifer-lawrence-was-hyperventilating-because-of-the-emotion.

12«The structure of mother! is that of a comedy — or even, you might say, like a parody of our reality. It takes the serious stories we tell ourselves about the arc of human history and lends them an air of absurdity»

https://www.vox.com/2017/9/22/16344742/mother-exclamation-point-explained-comedy

13https://www.vox.com/culture/2017/9/10/16277234/mother-review-aronofsky-lawrence-bardem-tiff

14. Aronofsky: «The religious text is great mythology. Out of that mythology you can draw great stories, and in the same way we talk about Icarus flying so high to the sun, we know it’s not true, but we learn so much from it. There’s a lot to get out of them.»

http://www.indiewire.com/2017/09/mother-darren-aronofsky-explains-mythology-allegory-bible-jennifer-lawrence-1201877848/

15. http://ew.com/movies/2017/09/17/mother-darren-aronofsky-burning-questions-answered/

16. «We are telling the story of Mother Nature turning into a female energy, and we defile the earth. We call her dirt. We don’t clean up after our mess. We drill in her. We cut down her forests. We take without giving back. That’s what the movie is

https://www.vanityfair.com/hollywood/2017/09/darren-aronofsky-explains-mother

17Idem.

18. «That’s why it’s a cautionary tale. The final chapter hasn’t been written. Life on Earth will continue to go on. Life holds on

http://ew.com/movies/2017/09/17/mother-darren-aronofsky-burning-questions-answered/

19. «I wanted the audience to be in Jennifer Lawrence’s character’s head the entire film and to go through that experience.»

http://www.indiewire.com/2017/09/mother-three-month-rehearsal-handheld-subjective-camera-darren-aronofsky-interview-jennifer-lawrence-1201877042/

20. «[…] Some God-awful, low-budget, 1970s US horror productions, which had bad lighting and bad camera choices that would never hold-up to modern-day aesthetic expectations»

https://www.kodak.com/pk/en/motion/blog/blog_post/?contentid=4295004669

21.  Idem.

22.  Thomas Elsaesser, Malte Hagener, Teoria del film, Einaudi, Torino, 2009.

23.  Cfr. Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza) [Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance), 2014].