Il Laterale Film Festival nasce da intuizioni e consapevolezze maturate sul campo nel corso degli anni (alcuni di noi sono filmmakers e studiosi), dal desiderio di creare dal basso un evento orgogliosamente decentrato, insolito, capace di far circolare visioni alternative come rimedio all’atrofia, di diffondere un cinema realmente indipendente e artigianale, un cinema che vive della centralità delle immagini come strumento di ricerca individuale e collettiva. [Mattia Biondi, organizzatore del Laterale Film Festival]

Il Laterale Film Festival giunge nel 2018 alla sua seconda edizione, con lo stesso obbiettivo dell’anno precedente: scoprire le potenzialità di un discorso estetico difficilmente contestualizzabile e limitabile all’ambito di un genere o della semplice video-arte. La selezione vanta ben 30 cortometraggi di concezione per lo più sperimentale provenienti da tutte le parti del mondo, raramente dediti alla narrazione classicamente intesa ma piuttosto interessati a sperimentare con la materia prima, la pellicola e direttamente il profilmico, ciò che immanentemente appare nell’immagine, per una visione nuova del mondo e dell’invisibile, come recita il sottotitolo del nome del festival nel suo sito web.
Il festival di Cosenza, che si terrà dal 11 al 13 giugno 2018, costringe lo spettatore a una rivalutazione sempre attuale del ruolo che la sperimentazione avanguardistica ha nella Settima Arte nel presente. A partire dalla “semplice” definizione di Peter Kubelka fatta a Bruno Di Marino per Il Manifesto il 7 febbraio 2015, fino a definizioni ben più complesse.

Quando ho cominciato a fare cinema esisteva solo il termine “sperimentale”, che non ho mai accettato: ho sempre affermato di realizzare cinema “normale”, sono gli altri che si occupano di cinema “industriale”. Il cinema indipendente, o personale o sperimentale che dir si voglia, si distingue dagli altri poiché è “fatto da una sola persona”, secondo la definizione di Brakhage, esattamente come un pittore dipinge un quadro o un poeta scrive dei versi. [Peter Kubelka] 1

La rottura con il cinema che normalmente vediamo proiettato sul grande schermo è esigenza essenziale del Laterale Film Festival, e altrettanto essenziale è la riconsegna della ricerca sperimentale al grande schermo di una sala cinematografica (ancora Kubelka a Di Marino dice di essere contrario a qualsiasi riproduzione di un film in un contesto differente dalla sala cinematografica). Questa purezza quasi fondamentalistica, che ricorda anche la sequenza de le pousse qui pousse di Jean-Luc Godard in Adieu au langage, 2014, quando un suo personaggio sembra compiere un crimine scrollando lo schermo del suo smartphone per informarsi su Solzenicyn, è importante per riferirsi a un livello percettivo che è chiaramente di interesse primario per l’opera sperimentale, sia che si tratti di un esercizio di ipercinesi, sia che si tratti di abissi contemplativi.

laterale festival - 1In Adieu au langage di Jean-Luc Godard si mette in primo piano il problema della fruizione e della ricezione culturale come qualcosa di legato fondamentalmente alle modalità fisiche del suo ottenimento.

Problema quasi di attualità è la distinzione fra video arte e cinema tout court. Se il Cinema è originariamente concepito come il frutto dell’impressione di immagini su pellicola, e la sua nascita è datata 1896 grazie ai fratelli Lumière, la Video Arte si considera nata nel 1963 con Exposition of Music-Electronic Television di Nam June Paik, in cui “interagiscono musica e immagine, entrambe elettroniche […] la tecnica tradizionale è rifiutata a favore delle sperimentazioni di nuovi mezzi in campo artistico” (Maria Chiara Strappaveccia, da L’indro)2. A fronte dell’ingresso ufficiale in scena della cosiddetta era digitale, il confine fra questi due mondi è andato assottigliandosi: da un lato, l’utilizzo di nuovi mezzi poteva di per sé giustificare una ricezione “diversa” dell’opera audiovisiva; dall’altro, una divisione concettuale così netta portava necessariamente a quelle posizioni fondamentalistiche già citate. In questa mancanza di precise risposte, il Laterale propone un’esperienza che diventa unica nel suo genere, specialmente nel 2018: permettere allo spettatore di confrontarsi con il mezzo sensibilizzandolo rispetto a una diversa concezione di audiovisivo, per sua natura poco presente su un grande schermo.

Laterale è un festival autonomo e indipendente , lo è dal punto di vista materiale (non gode di sovvenzioni pubbliche o aiuti esterni) e ambisce ad esserlo anche dal punto di vista progettuale, intellettuale. Ci piace immaginare il Festival come rassegna internazionale di arte cinematografica aperta all’inatteso.
Uno dei suoi obiettivi è certamente il superamento di categorie ed etichette, limiti e confini, in favore della ricerca di nuovi metodi di indagine della realtà. Per noi “cinema” è il nome di un rapporto, di un sentimento, di un modo di produrre senso che si attiva per tramite di alcuni oggetti, al netto di ogni possibile distinzione; il cinema si scrive solo in macchina, stando dentro alle cose che si incontrano, e nella selezione laterale 2018 incontriamo film irregolari ed imperfetti, pieni di idee e interferenze e  sicuramente molto differenti tra di loro. “ [Mattia Biondi]

Scrollando la selezione del festival di quest’anno si scorgono diverse suggestioni. I grandi ritorni sono quelli di Luca Ferri (l’anno scorso presente con cane, caro e quest’anno presente con ab ovo) e di Piotr Piasta (l’anno scorso con Piorun Stanislaw from Brudnow, quest’anno con May Devotions to the Blessed Virgin Mary). Se in Luca Ferri convivono l’interesse “videoartistico” come nel collettivo catanese canecapovolto e la contemplazione paesaggistica e metaforica, sempre con una particolare attenzione al mezzo filmico in sé,  Piotr Piasta riflette sui confini fra le “parti” fisiche dell’audiovisivo, o proprio fra l’audio e il video (Piorun Stanislaw from Brudnow, in cui voice over e immagini entrano in subdola concorrenza) o fra le parti del video stesso (lo splitscreen di May Devotions to the Blessed Virgin Mary).
Un autore di grande interesse è Peter Treherne, selezionato con Vigils quest’anno, ma già realizzatore di altri corti che spingono a un livello emotivo la sperimentazione tecnica; cenno particolare si faccia a A Sentimental Piece in High ISO, in cui un espediente tecnico indicato già dal titolo diventa un modo per intercettare ciò che è invisibile e sta dietro al lento disvelamento del volto di un cane addormentato.

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laterale festival - 5Il lento disvelamento del protagonista a quattro zampe in A Sentimental Piece in High ISO, 2018

È d’altronde l’invisibile uno dei comuni denominatori del cinema presentato al Laterale Film Festival.
“Avventurandosi in più occasioni nei “luoghi” dell’ invisto, Derrida, per esempio, ci spiega che la visione non può accontentarsi della sola vista ma, anzi, impone un trasporto verso gli altri sensi. «L’udito va più lontano della mano che va più lontano dell’occhio». La stessa ispirazione artistica è forza cieca e invisibile. L’anno scorso, in occasione della prima edizione del Festival, presentammo i due trailer promozionali elaborando uno slogan semplice e in linea con questa filosofia di pensiero: «chiudi gli occhi e guarda». Evocare, suggerire qualcosa è spesso operazione più profonda del semplice mostrare.” [Mattia Biondi]
Uno degli esempi più evidenti dell’indagine su questa “forza invisibile” che è propria del cinema è il lavoro di Mariachiara Pernisa e Morgan Menegazzo, che in Planned Obsolescence (2017) realizzano dei ritratti da cui si sprigiona una strana luce misteriosa e accecante. Dalle immagini in anteprima di Dagadòl, che verrà presentato al Laterale Film Festival, sembra che l’indagine vada nelle stessa direzione.

laterale festival - 6Planned Obsolescence, 2017

laterale festival - 7Dagadòl, 2017

Questi e tanti altri gli autori e i motori del Laterale Film Festival 2018, un festival capace di mettere in luce non solo l’invisibile “teorico” e filosofico, ma anche l’invisibile “pratico”, cioè l’irriperibile e l’irraggiungibile.

Siamo alla ricerca di opere filmiche che abbiano il vivo desiderio di tornare a interrogarsi sulle immagini, sul linguaggio, cercando nuove forme espressive attraverso modalità produttive autonome, le sole che di fatto consentono una ricerca di questo tipo. In questo senso il nostro impegno diventa quello di consegnare al buio della sala opere altrimenti irreperibili (invisibili), opere che si agitano in acque profonde e spesso faticano a trovare lo spazio e il tempo che meritano, tutta la bellezza sommersa e sofferente che siamo in grado di rintracciare. Alcuni dei film brevi che presenteremo nel corso di questa seconda edizione non sono mai stati proiettati né in Calabria, né in Italia, né altrove, dunque la nostra esplorazione ha una sua specifica urgenza, è atto di coraggio. [Mattia Biondi]

L’appuntamento è fissato per l’11 giugno 2018 al Cinema San Nicola di Cosenza.

NOTE

1. https://ilmanifesto.it/peter-kubelka-novanta-minuti-di-puro-cinema/

2. http://www.lindro.it/videoarte-e-cinema-sperimentale/