PARASITE: UNA QUESTIONE DI PIANI
di Elisabetta Orsi

 

Nella più verde delle nostre valli
Protetta da angeli buoni,
Un tempo un palazzo bello e nobile,
Un palazzo radioso, levava la testa
Nelle terre di re Pensiero –
Qui si ergeva!
Mai serafino allargò le sue ali
Su un edifìcio tanto bello.1

Gli Stati Uniti sono pronti a stendere il tappeto rosso a Bong Joon-ho che con il suo Parasite [id., 2019] ottiene ben sei candidature ai prossimi Academy Awards ed entra nella storia come il primo film sudcoreano a concorrere per il riconoscimento di miglior film dell’anno.
Il merito di Bong è stato quello di saper confezionare un prodotto destinato ad una platea molteplice con il quale proporre una riflessione su questioni urgenti del secolo in corso, che interessano non solo il suo paese ma la globalità della popolazione mondiale, e al tempo stesso attrarre l’attenzione del pubblico attraverso una messa in scena attraente e complessa e un meccanismo affabulatorio capace di generare curiosità e aspettativa nello spettatore.
Bong fa proprio l’insegnamento di René Clair e la sua concezione della costruzione di un film come di una casa. «È raro che un architetto edifichi una casa o un monumento per soddisfare solo il proprio desiderio di creare. Come gli artefici del film, l’architetto deve tener conto dei gusti del cliente. Il gran numero di collaboratori indispensabili, i limiti imposti alla sua concezione dai mezzi materiali che sono messi a sua disposizione per la realizzazione, tutto sta a indicare che l’architetto, come l’autore del film, non può sottrarsi alle regole di un’attività che invade il campo e dell’arte e dell’industria, e che sarebbe vano voler ridurre all’uno e all’altro di questi caratteri la sua duplice natura»2, scriveva il regista francese.

La casa

Il film come una casa, la casa come un contenitore di spazi fisici e psicologici, incastri architettonici e morali, specchio della vita e dei suoi sconvolgimenti, dove la luce e l’oscurità giocano una partita a scacchi dall’esito incerto. Un luogo che attesta la propria condizione sociale: il seminterrato dei Kim, dal quale affacciarsi timidamente per scorgere appena il livello strada e i suoi molesti occupanti, la villa dei Park dalla quale godere integralmente dell’appagante abbraccio del sole. Il primo, al quale infatti viene dedicata solo una parte marginale e tuttavia significativa nell’economia del film, serve ad introdurre l’ambiente che insieme ai suoi abitanti si insidierà silenziosamente nel tentativo di farla propria.

Interno giorno. La prima inquadratura del film ritrae alcune paia di calzini appesi ad asciugare di fronte a una finestra con inferriate che affaccia su di un misero vicolo costellato di rifiuti.

parasite - orsi - 1

Interno giorno. Ancora un quadro nel quadro; dall’ordinato e imponente soggiorno ammiriamo il giardino inondato dalla calda luce solare. Lo spazio interiore della casa si allunga rispetto all’inquadratura precedente, il vetro che lo divide dall’esterno è talmente accecante da far perdere di vista la realtà contingente.

parasite - orsi - 2

Interno giorno. Di nuovo la veduta del giardino curato, ma questa volta il nostro punto di vista è assai più lontano e la nostra visione è ostacolata da una parete laterale che nasconde gran parte del soggiorno. La luce non arriva ad illuminare tutta la superficie, alcuni raggi filtrano dalle fenditure, questa volta senza illuminare i suoi abitanti. La figura del signor Kim è anzi in ombra, distante; egli raggiunge il figlio Ki-woo che lo aspetta in giardino, fermandosi sulla soglia, come se gli fosse impossibile attraversarla.

parasite - orsi - 3

Interno notte. Si torna alla medesima inquadratura iniziale. I calzini appesi, le inferriate alla finestra, il vicolo malfamato, questa volta immerso nel buio, ammantato di neve, mentre il figlio, in una spirale perversa e paradossale, sogna di poter salvare il padre, indugiando nuovamente nella vana speranza di portare a compimento il piano tanto a lungo idealizzato.

parasite - orsi - 4

Il giardino

“Perché il sole è così bello lì!” dice Ki-woo. Il giardino, accuratamente recintato, è come un’oasi di pace dal mondo esterno, dove poter guardare al cielo, farsi irradiare dal caldo tepore e immaginare per un attimo di essere l’altro, il fortunato, un giovane innocente che recita anch’esso una parte, in questo caso senza malizia, solo per gioco, senza doversi preoccupare di difendersi dalla vita vera e dai suoi dilemmi.

parasite - orsi - 5

parasite - orsi - 6

Ma, come il giardino dell’Eden, questo nasconde le sue minacce; la natura dà, la natura prende.
In primo luogo per i Kim che, sostituendosi ai Park, ammirano la bellezza al di là del vetro, ancora ignari del fatto che tale visione ha ormai breve termine. L’oscurità è scesa, la pioggia comincia a farsi insistente, un avvertimento dell’apocalisse che sta per arrivare, un diluvio che già in precedenza si era annunciato.

parasite - orsi - 7

parasite - orsi - 8

Nel controcampo impietoso dal giardino della villa assistiamo al crollo delle loro illusioni, la casa si ribella ai propri intrusi, minuscoli scarafaggi da scacciare. Non c’è posto per loro in questo luogo esclusivo; dopo aver constatato la naturalezza con la quale queste figure benestanti si adattino a quell’ambiente idilliaco, tanto da ricordare un quadro di Monet, Ki-woo intuisce che forse quello non è il posto a loro destinato.

parasite - orsi - 9

parasite - orsi - 10

parasite - orsi - 11

In secondo luogo per i privilegiati che improvvisamente devono affrontare un fastidioso imprevisto. D’altra parte il giudizio universale arriva per tutti prima o poi, la natura non guarda in faccia nessuno e anche i ricchi piangono del sangue versato sulle vesti candide, del caos che arriva a incrinare i loro quieti sorrisi.

Strade perdute

La casa, attestato di presenza del nostro essere al mondo, diventa una prigione da cui è impossibile uscire, le sue architetture nascondono insidie che inducono in errori fatali, i suoi livelli tracciano linee di separazione che dettano il ritmo dell’umana sorte.
Dopo la danza macabra in giardino, il signor Kim sceglie la fuga, ma dove andare? Non verso l’esterno, percorrendo la strada che si apre su di un lato consentendogli una via d’uscita. Il muro di fronte a lui è come un monito che lo costringe a un ripiegamento; la sua scelta è allora quella di tornare nella casa attraverso un ingresso secondario e nascondersi al mondo per il resto della vita, quella vita inconcepibile per lui fino ad un attimo prima.
Allo stesso modo il figlio immagina di tornare un giorno in quello stesso luogo; la strada, la possibile via d’uscita ancora una volta corre parallela, libera da ostacoli, ma ignorata da Ki-woo che invece si ostina a voler cercare il suo paradiso perduto dentro le mura del palazzo bello e nobile.

parasite - orsi - 12

parasite - orsi - 13

Entrambi vittime delle loro ossessioni finiscono per scegliere il piano sbagliato, l’uno prigioniero dell’incubo, l’altro del sogno.

Chi percorra adesso la valle,
Dalle rosse finestre vedrà
Varie forme fantastiche in moto
Al suono di melodie dissonanti;
E, come un fiume veloce di spettri
Attraverso le pallide porte
Una orribile folla si accalca
E ride, ma non sorride più.3

NOTE

1. Edgar Allan Poe, La caduta della Casa Usher in Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore, trad. it. Daniela Palladini e Isabella Donfrancesco, Newton Compton editori s.r.l., ed. maggio 2017, pag. 241

2. René Clair, Riflessioni sul cinema Note per servire l’arte cinematografica, excelsior 1881, ed. 2007, pag. 295

3. Edgar Allan Poe, op. cit., pag. 242

 

NARRARE CON IL MONTAGGIO: ANALISI DI UNA SEQUENZA IN PARASITE
di Marco Andronaco

 

Il successo internazionale inaspettato, se non addirittura insperato, di Parasite, l’ottimo ultimo film di Bong Joon-ho, è recentemente culminato con la candidatura all’Oscar per il miglior film, evento molto raro per un film non di lingua inglese. La notizia spinge a riflettere sul peso che tutt’ora ricopre il mercato americano, in grado di garantire in taluni casi (e non necessariamente per meriti assoluti) la diffusione e l’affermazione di un film internazionale in misura più estesa. È evidente già a una visione superficiale, ad ogni modo, come il film coreano abbia tutti gli ingredienti per giustificare e meritare tale successo, ricorrendo abilmente alla formula della commedia nera per affrontare un tema universale quale quello delle disparità di classe, non lesinando infine in quello che è il tratto più distintivo di tanto cinema coreano, cioè una manifestazione improvvisa e risolutiva di violenza finale.

parasite - andronaco - 1

parasite - andronaco - 2

Tanto si è già scritto sul film, sul suo rilievo politico o sulla natura metaforica dell’alto/basso, sintetizzata dalla dimensione spaziale e dalle scelte di architettura e design degli ambienti. Meno su quello che personalmente ritengo essere uno degli aspetti più interessanti del film, ossia la sua costruzione dal punto di vista della messa in scena. Una sequenza in particolare è emblematica del grande lavoro di Bong in tal senso, quella del quarto e ultimo “attacco parassitario”, nonché quello che richiede il piano più sofisticato, la sostituzione della domestica con la signora Kim.

parasite - andronaco - 3

parasite - andronaco - 4

Riassumendo in breve, il diabolico piano della famiglia Kim per “eliminare” la fedele e diligente domestica si fonda sulla scoperta della sua temibile allergia alle pesche. Attraverso un’impercettibile somministrazione via aerea di particelle del frutto che causano inesorabilmente pesanti colpi di tosse, dunque, l’obiettivo è far credere ai Park che la donna sia affetta da tubercolosi, causandone dunque il licenziamento.

parasite - andronaco - 5

Dopo aver mostrato in maniera più narrativa e classica i tre precedenti “attacchi”, Bong decide di aggirare la complessità del disegno dei Kim, che cinematograficamente prevede diversi piani spaziali e temporali, condensandolo tutto in un’unica sequenza di circa 5 minuti, composta da 60 inquadrature di pochi secondi montate rapidamente e accompagnate dalla voce dei protagonisti e dal brano musicale (composto appositamente per il film) The Belt of Faith, cioè catena della fiducia, espressione citata pochi minuti prima dalla signora Park. Mi si permetta una breve digressione sulla scelta non casuale dei brani che compongono la colonna sonora di Parasite (di cui in Italia si è parlato molto per la presenza di In ginocchio da te) al cui proposito suggerisco la lettura delle parole dell’Aria Spietati io vi giurai, tratta dalla Rosalinda di George Frederich Handel.

parasite - andronaco - 6

L’operazione di montaggio, o meglio di racconto attraverso il montaggio, compiuta da Bong e dal suo editor Yang Jin-mo non è soltanto uno straordinario lavoro di sintesi che permette ellissi temporali e passaggi alternati da un luogo all’altro che in altro modo avrebbero richiesto un minutaggio ben maggiore; si tratta piuttosto di un vero e proprio spartito, in cui le parole delle voci fuori campo, quelle dei personaggi in campo, la musica extradiegetica (i cui crescendo sono paralleli ai momenti di maggior enfasi) e naturalmente le immagini, lavorano in una perfetta e studiata armonia.

parasite - andronaco - 7

Se l’orchestrazione della sequenza è impeccabile e raffinata è merito non solo della combinazione di immagini e sonoro attraverso il montaggio, ma anche per la qualità della composizione del quadro e delle scelte di regia delle singole inquadrature. Bong opta per l’uso di una grande varietà di soluzioni visive, adatte a dare armonia alla sequenza. Vediamo alternarsi ritmicamente ralenti, plongée, bruschi movimenti di macchina e veri e propri carrelli, campi lunghi con profondità di campo e dettagli indispensabili all’andamento della trama.

parasite - andronaco - 8

parasite - andronaco - 9

Anche dal punto di vista narrativo la sequenza presenta un’interessante struttura per cui le singole tessere che compongono il mosaico svelano gradualmente il disegno dei Kim, in particolare attraverso l’accumulazione di piccoli dettagli come il ketchup versato sulla pizza che anticipa il suo uso come finto sangue o la casuale rilevazione dell’allergia alle pesche della domestica. Questa soluzione si fa particolarmente originale al momento dell’entrata in scena del signor Kim. Già svelata e messa in pratica la prima parte del piano, un raccordo lega il sonoro della tosse della domestica all’immagine della stessa che parla al telefono; sullo sfondo, attraverso un uso eccellente della profondità di campo, vediamo proprio il signor Kim che, a questo punto possiamo dire minacciosamente, si avvicina alla domestica per portare a termine il piano.

parasite - andronaco - 10

parasite - andronaco - 11

La perfetta orchestrazione della sequenza e l’attenzione ai dettagli suggeriscono una certa affinità tra il lavoro di Bong e l’insegnamento del grande maestro Alfred Hitchcock. Lo simboleggia la suddetta immagine in cui convivono, come tipico di Hitch, la tensione legata alla sinistra presenza del signor Kim a una certa ironia che di fatto pervade tutta la sequenza (si pensi soprattutto alle “prove” tra lo stesso Kim e il figlio). Questa suggestione, ad una visione più attenta, è infine lo stesso Bong a suggerirla; in una fugace inquadratura di una libreria di casa Park, infatti, è chiaramente visibile il volto del regista inglese.

parasite - andronaco - 12