Shanghai Express è uno snodo cruciale nella carriera di Josef von Sternberg, non solo perché costituisce l’opera di maggior successo del regista1. Se Marocco rappresenta l’archetipo dei film della coppia Sternberg/Dietrich2, Shanghai Express si presenta allo spettatore come la versione ulteriormente perfezionata di tale modello, l’opera in cui l’equilibrio classico tra la narrazione e la supremazia dell’immagine si sposta, se possibile, via via più marcatamente verso la seconda3, con la definitiva affermazione dello stile barocco del regista austriaco. Due momenti su tutti possono riassumere Shanghai Express e l’estetica sternberghiana in esso racchiusa, non per caso quasi interamente privi di dialoghi: l’incipit – orientativamente dai titoli di testa all’entrata in scena di Shanghai Lily (Marlene Dietrich): una scena composta in prima battuta da un montaggio serrato di immagini funzionali a delineare l’ambientazione cinese e poi da alcuni long take piuttosto elaborati per gli usi del cinema hollywoodiano dell’epoca – e, forse ancor più marcatamente, il celebre primo piano di Marlene che fuma al buio – 20 secondi in cui Sternberg si avvicina a una forma di cinema assoluto4.

shanghai express dietrichI titoli di testa di Shanghai Express.

Più che in qualunque altro dei sette film girati con Dietrich, in Shanghai Express sono i luoghi – la Cina artificiale ricostruita in studio e i vagoni del treno Pechino-Shanghai – i veri protagonisti insieme a Marlene. Un enorme gong con l’incisione di un ideogramma è la prima immagine in assoluto del film. Segue, attraverso un particolare uso della dissolvenza incrociata, un montaggio alternato di altre immagini evocative dell’Oriente (statue, ideogrammi); in sovraimpressione i titoli di testa, anch’essi in carattere esotico. E, in pochi secondi, il referente Cina è restituito allo spettatore.

shanghai expressLa dissolvenza incrociata caratterizzata da un tempo di transizione rallentato è uno delle opzioni estetiche a cui ricorre Sternberg in Shanghai Express.

I minuti successivi ci danno altre informazioni essenziali sulla storia e l’estetica sternberghiana, attraverso un montaggio in cui la transizione in dissolvenza delle immagini di una stazione e di un treno in sosta è infinitamente rallentata, creando volutamente delle sovraimpressioni visivamente insolite. A colpire, oltre al montaggio, è la sovrabbondanza di elementi all’interno delle singole inquadrature: oltre al convoglio, già carico di cartelli (in caratteri latini e in ideogrammi) indicanti il percorso del treno, vediamo passanti in entrambe le direzioni portare cestini, borse, gabbie; e ancora, un addetto alle pulizie dei vetri, soldati armati di tutto punto, in un via vai di persone che satura letteralmente il quadro.

shanghai express recensioneQuesta sovrabbondanza visiva, che interessa l’intero apparato scenico, dal set ai costumi, dal numero di comparse a quello degli oggetti di scena che riempie il campo, è come si intuisce dalle immagini un segno che ricorre in tutto il film.

Segue un primo long take di circa 25s, quindi ben oltre l’Average Shot Lenght (la durata media di un’inquadratura,) del film, che si attesta intorno ai 10s5. Un carrello laterale segue l’arrivo di un palanchino che si fa largo tra la folla e da cui infine scende Hui Fei (Anna May Wong), la compagna di viaggio e “collega” di Shanghai Lily. L’incipit prosegue con la sequenza più lunga (ed elaborata) del film: un long take di 1m e 5s circa, che presenta il primo (breve) dialogo del film e in cui, dopo una prima parte con inquadratura fissa in piano medio in cui vediamo una donna comprare il biglietto per il treno, la macchina da presa segue quest’ultima in direzione del vagone, aggirando i passanti.

shanghai express recensioneAnche queste due sequenze sono caratterizzate dalla presenza di numerose comparse che riempiono la scena, attraversando incessantemente il campo e fungendo quasi da intralcio al movimento della macchina da presa.

Completa questa prima sezione del film la breve sequenza (circa 30s) che porta all’ingresso in scena di Shanghai Lily. Un’automobile, di dimensioni sproporzionate alle strette e sovraccariche strade cinesi (e alla piccola porzione di campo inquadrata), arriva alla stazione incurante della quantità ingente di passeggeri, servitori, soldati e altri astanti. Scende Shanghai Lily, che «indossa piume e pellicce che sembra appartengano al suo corpo come le pellicce appartengono agli animali e le piume agli uccelli»6, secondo un’indovinata definizione di Jean Cocteau. La scena non può che concludersi quindi con uno stacco, che conduce a uno dei quei celebri primi piani che magnificano lo sguardo algido e sfrontato di Dietrich, marchio di fabbrica dell’attrice tedesca e ideale presentazione del suo personaggio, una “donna di mondo”.

shanghai express marlene dietrichL’ingresso in scena di Shanghai Lily.

In quattro minuti circa dunque, da un gong a un primo piano di Marlene, Sternberg ha già condensato tutta l’essenza del film: l’ambientazione cinese (e precisamente su un treno in direzione Shanghai) caotica, artificiale e puramente evocativa; l’elemento scenico che abbiamo definito ‘sovrabbondanza visiva’, che si declina nella costruzione di un mondo barocco, eccentrico, financo kitsch (termine usato ingenerosamente anche dalla stessa Marlene per descrivere i film girati con il suo Pigmalione7). E al centro di questo mondo, lei, Shanghai Lily, ovvero Marlene, esaltata dai costumi di Travis Banton e dalla fotografia di Lee Garmes (premiato con l’Oscar) e, seppur non accreditato, Sternberg8.    

shanghai express sternberg La mise di Marlene, rigorosamente in nero e arricchita da piume di gallo, pellicce, cappelli e altri accessori, è un elemento essenziale dell’estetica barocca di Sternberg.  

Magnificazione della figura di Marlene, nonché sintesi e apogeo dell’intera carriera di Sternberg, sono quei venti secondi nella seconda parte del film, in cui un semplice primo piano di Shanghai Lily sola, in una carrozza buia a fumare, è reso immortale da un fascio di luce che ne irradia il volto. Lo stile di illuminazione è quello a farfalla (Butterfly lighting), composto da due sorgenti di luce, una frontale e una posta sopra il volto. In sottofondo, il rumore del treno, motivo sonoro di tutto il film, diventa improvvisamente come una sorta di melodia, che amplifica l’intensità drammatica della scena. Pochi altri autori cinematografici sono stati così brillanti nel ricorrere alle migliori qualità del cinema muto (l’illuminazione, il primo piano, il volto) e del cinema sonoro, mettendole a servizio di un momento così straordinario di cinema assoluto.  

shanghai express recensione

NOTE

1Shanghai Express è il maggior successo della carriera di Sternberg e film campione di incassi dell’anno 1932 (battendo il concorrente Grand Hotel [id., Edmund Goulding, 1932], con protagonista la rivale di Marlene, Greta Garbo) con 3,7 milioni di dollari. Il film ha inoltre conquistato tre candidature agli Oscar, Miglior film, Miglior regista e Miglior fotografia, vincendo quest’ultimo.

2. Cfr. il mio articolo su Marocco.

3. Chiara Tognolotti, “Tra racconto e attrazione. Forme della rappresentazione dell’Oriente nel cinema narrativo degli anni Trenta”, in Cinergie: Il cinema e le altre arti, N. 3, Marzo 2013, pp. 51-57.

4. Cfr. il mio articolo su Marocco.

5. Precisamente 10.2 secondi, come riportato in Tim Palmer, Exotic Aesthetics: Long Take Style and Staging in the Film of Mizoguchi and von Sternberg, «Filmhâftet», n. 123 (2002:5).

6. Frase estrapolata dal seguente discorso di presentazione al “Bal de la Mer” del 17 agosto 1954, la cui versione integrale è riportata nell’autobiografia di Marlene Dietrich, Marlene, New York, Open Road Integrated Media, 1987.

Marlene Dietrich … Your name begins with a caress and ends with a whiplash. You wear feathers andfurs that seem to belong on your body like the fur on animals and the feathers on birds. Your voice, yourlook, are those of a Lorelei. But Lorelei was dangerous. You, on the other hand, are not, since the secretof your beauty lies in your goodheartedness. This goodness of heart places you above elegance, abovefashion, above style, even above your fame, your courage, your walk, your films and your songs. Your beauty is not to be overlooked, but there’s no need to even mention it. So, I bow before yourgoodness. It illumines you from within that long wave of glory that you are. A transparent wave that comesfrom far away and generously deigns to roll in toward us. From the sequins in The Blue Angel to the tails in Morocco, from the shabby black dress in X.27 to the exotic bird feathers in Shanghai Express, from the diamonds in Desire to the American uniform, from port to port, from reef to reef, from wave to wave, from embankment to embankment, bears down on us, sails unfurled, a frigate, a figurehead on the prow, a flying fish, a bird of paradise, the incredible, wonderful, Marlene Dietrich!”

7. Ad esempio, nel documentario biografico Marlene, diretto da Maximillian Schell nel 1984.

8. Ad assegnare a Sternberg, piuttosto che a Lee Garmes, i meriti della fotografia di Shanghai Express è la stessa Marlene. Nella biografia dell’attrice a cura della figlia Maria Riva (Marlene Dietrich by Her Daughter, New York, Alfred A. Knopf, 1993, p. 141.), la donna riporta addirittura il seguente dialogo avvenuto tra la madre e il regista durante un pranzo:

JvS: “Beloved, did you hear Garmes will be nominated for best cinematography by the Academy for Shanghai Express?
MD: “I don’t believe it! For your superb work, they are going to give him an award?
JvS: “As he is a very fine cameraman, he deserves it“.