Per l’Oxford Dictionary, «un’occasione in cui qualcuno viene riportato davanti agli stati di cose del mondo reale». Ma reality definisce anche il genere che a partire dai primi anni 2000 ha stravolto e cambiato per sempre la televisione, accelerando la transizione da programmi structure-driven, cioè più basati sulla struttura che li governa, a programmi character-driven, ovvero che si concentrano sulle relazioni e interazioni tra i personaggi. Il che spiega anche, ad esempio, il flop di Amadeus e il suo programma giurassico su NOVE, che come altri canali Discovery ha un pubblico affezionato ai reality più disparati. La varietà dei reality appare più reale dei varietà – più seducente dei format stantii da Prima Repubblica.

Varietà è la parola chiave, perché si parla di reality television come un genere quando in realtà non esiste un criterio fisso e omogeneo che lo distingua come tale, se non l’aspirazione a “rappresentare la realtà”. Ci sono reality show (Grande Fratello [2000-in corso]), reality soaps (The Kardashians [id., 2022-in corso]), reality game (Cash or Trash – Chi offre di più? [2021-in corso]), reality docugame (Casa a prima vista [2023-in corso]), talent reality (X Factor Italia [2008-in corso]), lifestyle reality (Matrimonio a prima vista [2016-in corso]), sport reality (Campioni [2004-2006]), docureality (Il banco dei pugni [Hardcore Pawn, 2010-2-15]), medical reality (La dottoressa schiacciabrufoli [Dr. Pimple Popper, 2018-2023]) e tanti altri. Tuttavia la realtà, nei reality, è quasi sempre inscenata, contraffatta. Di reale nei reality, ci sono soprattutto gli individui, le interazioni e i comportamenti che ne derivano. Fino a un certo punto, però: come scriveva Heisenberg, che trattava argomenti un po’ più complessi, l’osservatore produce sempre un effetto su quello che osserva.

Forse la cosa più reale dei reality sono le ragioni per cui li guardiamo. Il fascino indiscreto della telecamera che penetra nelle stanze segrete di una celebrità, di un mestiere, emula la pervasività iperfluida dei nuovi media in cui sguazziamo ogni giorno. Media che combinano il piacere voyeurista di spiare e il piacere narcisista di essere guardati, trasformando le migliaia di schermi in cui guardiamo e veniamo guardati quotidianamente in altrettanti buchi della serratura. Media che predispongono al confronto e all’agone sociale, all’eccitamento ossessivo-compulsivo di uno sguardo spronato a desiderare l’infinito. Media che trasmettono in maniera più subdola di Emilio Fede, perciò più pericolosa, i valori e i linguaggi che imbrigliano il pensiero e addomesticano il senso critico, dato che la realtà dei reality ha il potere di essere simultaneamente descrittiva e prescrittiva: la realtà descritta dalla televisione diventa, per il solo fatto di essere televisiva, anche una descrizione di come la realtà dovrebbe essere.

Reality check dunque, come occasione per riflettere sul genere televisivo del nuovo millennio e sulla realtà che il genere racconta. Tv e realtà, due specchi che si riflettono l’un l’altro deformandosi vicendevolmente. E noi nel mezzo, come lo scudo tra Perseo e la Gorgone. Con lo sguardo che rimbalza da una parte all’altra, e il rischio di rimanere pietrificati. Analizzare i reality per fare un reality check. Tornare a guardare la realtà. Per evitare di perderla di vista.