Noche [id., 2013] dell’argentino Leonardo Brzezicki è un film sospeso tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte. Uno spazio “liminale” abitato dai fantasmi dello schermo. Un film essenzialmente sonnambolico, quello diretto da Brzezicki (qui alla sua prima prova al lungometraggio), il cui titolo, «notte», proietta idealmente l’intera opera in un contesto propriamente onirico. Lo statuto del sogno pervade infatti la pellicola del regista di The Mad Half Hour [id., 2015], andando a caratterizzare tanto gli elementi profilmici (ciò che sta davanti alla macchina da presa) quanto quelli più strettamente filmici (gli elementi linguistici propri del mezzo cinematografico). Brzezicki non si affida dunque solo all’indiscutibile fascino dei selvaggi ambienti naturali, o al plot, tanto macabro quanto evocativo – un gruppo di amici che si ritrovano in una casa isolata per ricordare l’amico in comune, morto suicida da poco. Più sottilmente, il regista utilizza soluzioni squisitamente cinematografiche, come la voce e il suono over (fuori campo) e la dissolvenza incrociata, per delineare quei tratti che configureranno l’opera come una vera e propria esperienza sensoriale “in dormiveglia” – nonché acuta riflessione metalinguistica sull’invisibile al cinema.

noche - 1Una delle tante dissolvenze di Noche, un’opera sospesa tra il sonno e la  veglia.

Un film come un sogno, quindi. Scriveva Christian Metz proprio a riguardo del rapporto che lega l’esperienza onirica a quella cinematografica: «[…] il flusso filmico assomiglia al flusso onirico più di quanto non gli assomiglino altri prodotti allo stato vigile. […] Il suo significante (le immagini sonore e in movimento) gli conferisce una certa affinità al sogno, perché coincide immediatamente col significante onirico attraverso uno dei suoi tratti maggiori, l’espressione “figurata”, l’attitudine alla rappresentabilità, secondo il termine di Freud.»1 Per quanto i caratteri dell’analisi condotta da Metz siano di stampo generale (non un film particolare, ma “il” film tout court), quello che ci interessa è come il film di Brzezicki intensifichi l’indiscutibile rapporto che intercorre tra film e sogno. Noche si riallaccia infatti ad un’idea di cinema come esperienza onirica non solo per la sua ambientazione, perlopiù notturna, o per lo stato ipnotico della recitazione attoriale2: piuttosto, come accennato più sopra, è nell’uso peculiare di alcuni elementi propriamente filmici che Noche si caratterizza, in maniera assolutamente originale, come vero e proprio film-sogno.

noche - 2Violeta e Juan che cantano, come sotto ipnosi.

Memorie dal sottosuolo

All’interno della casa dove i ragazzi pernottano3 è presente un sistema di registrazione e riproduzione audio necessario per documentare suoni e rumori del luogo circostante. Il gruppo, infatti, si è riunito per ascoltare insieme le ultime registrazioni audio effettuate da Miguel, il ragazzo defunto.4 Egli è il grande assente del film: questa mancanza affligge il gruppo, e in particolare Pedro, l’ex-amante del ragazzo.5 La sua assenza è messa in relazione con una presenza (fantasmatica), quella della sua voce incisa sui nastri. Come afferma lo stesso ragazzo in una registrazione ascoltata da Pedro “Mi piace pensare che la mia voce provenga da un altro luogo.”

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noche - 6I sistemi di registrazione in Noche: dar voce all’invisibile.

Noche è quindi, in primis, un film sull’assenza e sull’invisibile. L’uso del suono fuori campo, tanto visivo quanto sonoro, è assolutamente centrale. Sotto questa prospettiva, l’incipit si rivela assolutamente paradigmatico. Una paesaggio durante il tramonto (o l’alba?6) e alcuni personaggi di cui intuiamo unicamente le silhouettes. Delle dissolvenze incrociate con-fondono le immagini le une nelle altre. Allo stesso modo, ai suoni della natura circostante si aggiungono quelli di una messa recitata in una chiesa. Dice a riguardo il regista: “The sounds you hear at the start of the film are from a Polish church and were made during a family visit. It was pitch black in the church and the lights only came on when the priest entered. I’m totally not religious, but that place awed me.7 Dunque, ciò che sentiamo non corrisponde a ciò che vediamo: Brzezicki utilizza il décalage, ovvero lo scollamento tra audio e video, per “gettare” fin dai primi minuti il film in un’atmosfera sognante, irreale, fuori dal tempo.

noche - 77 noche - 8Il fascinoso incipit di Noche, tra dissolvenze e suoni over.

Per riprendere terminologie care a Freud, le operazioni compiute dal regista argentino nei confronti di immagine e suono si possono intendere come esempi di spostamento e condensazione. Metz individua proprio nel caso della dissolvenza incrociata la figura-chiave che esemplifica meglio le caratteristiche tipiche del sogno: «La dissolvenza incrociata ci fa vedere, più pienamente, più a lungo di quanto non facciano le immagini (o al contrario lo stacco) il movimento attraverso il quale il film passa dall’immagine 1 all’immagine 2 […]».8 Ma è soprattutto la condensazione ad interessarci più da vicino: «[…] il processo condensatorio […] risiede nella co-presenza, (breve, fuggente) delle due immagini sullo schermo; nello stesso momento in cui esse diventano indistinguibili l’una dall’altra […].» E ancora: «Si parla delle figure “nascenti”, ma la dissolvenza incrociata, nel suo aspetto condensatorio, è una figura morente, immediatamente morente (è questa la differenza con la sovrimpressione stabile e prolungata): due immagini si vengono incontro l’una verso l’altra, ma lo fanno marciando all’indietro, volgendosi le spalle. Se la condensazione si trova ad essere abbozzata, lo è comunque attraverso la sua estinzione progressiva. Man mano che l’immagine 2 si fa più netta, che “arriva”, l’immagine 1 lo diventa sempre meno, “se ne va”.»9

noche - 9Dissolvenze incrociate #1, personaggi che si dissolvono nell’ambiente e nel ricordo.

noche - 10Dissolvenze incrociate #2, Violeta parla al walkie-talkie, l’ennesimo strumento di trasmissione sonora.

Eppure, il caso di Noche è più problematico. Conviene allora provar ad affidarci alle parole di Gianni Canova (qui riferite a Blackout [id., 1997] ma assolutamente inerenti al discorso portato avanti da Brzezicki): «Se Metz, giustamente, collegava la dissolvenza incrociata all’esibizione dell’avanzamento testuale del film, Ferrara invece rovescia di segno e ne fa figura di paralisi: nell’universo della bulimia scopica e della saturazione visiva, non fa avanzare il testo ma lo avvita su se stesso, e lo blocca nell’isterica contemplazione della perdita del senso per l’eccesso di sensi che pretendono di dirlo.»10 Dunque, benché riferito al cinema di Abel Ferrara e al caso specifico di Blackout, le parole di Gianni Canova bene si applicano anche ad un film come Noche. Brzezicki, infatti, “blocca” consapevolmente il film in una vera e propria stasi narrativa. L’azione è ridotta al minimo: i ragazzi passeggiano, discorrono, qualcuno fa anche sesso, ma la loro unica vera attività è esclusivamente quella di rievocare il passato attraverso il ricordo e la registrazione audio. «La visione del film, come la fantasticheria, deriva dalla contemplazione e non dall’azione.»11 Il ritmo è dunque, come nel cinema di Sharunas Bartas – regista per altro omaggiato nel film12 – quello contemplativo, di inazione. Parallelamente, benché uniti nel dolore, i ragazzi sono sempre divisi e “distanti”, tanto fra loro quanto con lo spazio che li circonda.

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noche - 13Il regista isola i personaggi dai contesti, facendoli sprofondare o emergere dai luoghi che abitano.

Dunque, non c’è movimento in Noche: tutto è illusione, fantasticheria. Come in un sogno, crediamo di muoverci ma restiamo sempre fermi. Nella sua ricerca sull’invisibile (e sul fuori campo), quindi, Brzezicki realizza davvero un film-sogno in cui ricordo, memoria e mancanza si «condensano» nell’immagine e nel suono, rimarcando il potere di quell’assenza che è il fondamento stesso dell’arte cinematografica: uno schermo dove proiettare un’immagine, una silhouette. Un fantasma.

NOTE

1. C. Metz, Cinema e psicanalisi, Marsilio, Venezia, 2006, p. 132.

2. Gli attori di Noche recitano, un po’ come in Cuore di vetro [Herz aus Glas, 1976, Werner Herzog], in maniera straniante, come se fossero ipnotizzati. Spesso cantano e ballano, ma i loro sono dei movimenti automatici, “zombificati”.

3. I ragazzi risiedono nella casa per un arco di tempo non ben determinato; nel film, infatti, non esiste né una fine né un inizio: ci troviamo al di fuori del tempo.

4. Le registrazioni sono state tutte effettuate dal regista stesso. Dichiara in un’intervista: “The main character is obsessed about making field recordings. I recorded all “his” sounds for Noche. For at least a year, I took a sound recorder everywhere with me. I recorded in woods, at parties and on trains. Most of the recordings were never used.” L. Brzezicki: From Short To Long, https://iffr.com/en/blog/leonardo-brzezicki-about-noche-from-short-to-long

5. La tematica gay è una costante nella seppur breve carriera del cineasta argentino, egli stesso omosessuale.

6. Il senso di sogno e di incertezza è enfatizzato dai dialoghi. Per due volte nel corso del film, infatti, Pedro e Violeta si domandano se sta tramontando o albeggiando: è un diffuso senso di incertezza quello che pervade una pellicola come Noche. Cfr. immagine.

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7. L. Brzezicki: From Short To Long, https://iffr.com/en/blog/leonardo-brzezicki-about-noche-from-short-to-long

8. C. Metz, Op. cit., p. 295

9. C. Metz, Op. cit., pp. 295-296.

10. G. Canova, L’alieno e il pipistrello, Bompiani, Milano, 2011, p. 83

11. C. Metz, Op. cit., p. 143.

12. Il film si richiama anche al cinema di Sharunas Bartas, che omaggia anche con una sequenza, quella della tavola abbandonata assaltata dai cani, che si richiama esplicitamente a A casa [id., 1997]. Per altro, una casa isolata è proprio il luogo di entrambi i film. Cfr. immagine.

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