«La vita è una cosa orribile e dietro le nostre esigue conoscenze si affacciano sinistri barlumi di verità che la rendono ancor più mostruosa»1

Uno degli aspetti più rilevanti de La casa delle bambole – Ghostland [Incident In a Ghostland, 2018] di Pascal Laugier è il rapporto tra cinema (in quanto proiezione immaginaria della realtà) e letteratura (come trascrizione scritta di fatti realmente accaduti). A sei anni di distanza dal suo ultimo lavoro I bambini di Cold Rock [The Tall Man, 2012] – in cui Laugier si rivolgeva al cinema americano mainstream – l’enfant terrible del cinema francese ritrova con La casa della bambole– Ghostland quella ferocia nichilistico-espressiva che lo aveva catapultato nell’olimpo del cinema di genere con Martyrs2 [id., 2008], con tanto di scandali e polemiche3 a suo seguito: «[…] un horror che sa dipingere le paure del nostro tempo; un film capace di farci riflettere non solo sulla condizione di donna-oggetto, ma anche su quanto l’immaginazione abbia il potere di innalzare una muraglia meravigliosa nella quale incastellarsi pur di sopravvivere»4; un corpo cinematografico intessuto di scissioni, sospensioni e cicatrici.  Insomma, La casa delle bambole non solo risulta un’eccellente film dell’orrore; l’opera di Laugier attiva anche un’affascinante riflessione sul ruolo dell’artista e sulla forza creativa della scrittura.Ciò risulta evidente già a partire dal poster britannico de La casa di bambole (di cui troviamo in rete anche una gif animata5), che evoca esplicitamente quello de Il seme della follia [In the Mouth of Madness, John Carpenter, 1994], in cui viene raffigurato un libro aperto contenente la “casa” che fa da sfondo al film.

La casa delle bambole I1

I due film sono in un certo senso speculari: se l’investigatore privato de Il seme della follia è mosso da un profondo senso di angoscia che deriva dall’aver scoperto di aver vissuto tanto tempo ignorando una verità fondamentale, ovvero la sua condizione di pura creatura di celluloide priva di libero arbitrio, la protagonista de La casa delle bambole, la talentuosa Beth (Emilia Jones/Crystal Reed), è a sua volta autrice e protagonista del proprio romanzo horror “Incident in a Ghostland”. Come lo spettatore scoprirà dopo aver dipanato la struttura narrativa del film resa intricata dall’uso di flashback e flashforward, è attraverso la scrittura che Beth tenta di evadere dall’orrore del terribile trauma che sta vivendo, arrivando addirittura a costruirsi un mondo di fantasia in cui è diventata una famosa autrice di romanzi horror di successo.

la casa delle bambole

La casa delle bambole narra la storia di Elizabeth Keller, detta Beth (Emilia Jones), una timida ragazza propensa all’immaginazione con la passione per la letteratura horror (in particolar modo Lovecraft) che assieme alla madre (interpretata dalla celebre cantautrice franco-canadese Mylène Farmer) e alla sorella6 Vera (Taylor Hickson) sono in viaggio in procinto di trasferirsi nella casa della loro defunta zia Clarissa, avendola ereditata.

la casa delle bambole

la casa delle bambole

Durante una sosta all’interno di una stazione di servizio, Beth legge un articolo di giornale – “Gyles Family Latest Victims of Murders. FAMILY KILLER STRIKES A FIFTH TIME!”7 – che riferisce di una serie di incursioni domestiche eseguite da un serial killer (denominato “Il killer delle famiglie”) che rapisce e sevizia giovani teenagers. “Sembra che qualcuno abbia fatto irruzione in una casa uccidendo i genitori e imprigionando la figlia” continua Beth, rivolgendosi alla sorella.

la casa delle bambole

la casa delle bambole

la casa delle bambole

Arrivate nella nuova abitazione, l’interno è caratterizzato dalla presenza di diverse bambole8 dall’aspetto inquietante e antichi cimeli che rendono la location particolarmente tetra (“Sembra la casa di Rob Zombie” commenta Vera). Beth, turbata, ha le sue prime mestruazioni, mentre Vera è insofferente alle attenzioni che la madre riserva alla sorella. Nel frattempo, lo spettatore scopre che un misterioso furgone ha seguito le tre donne. Improvvisamente un uomo corpulento irrompe in casa, aggredisce la madre e cattura le ragazze e le trascina nello scantinato con l’aiuto di una complice. Stacco di montaggio. Beth si risveglia urlando.

Sono trascorsi circa sedici anni dall’attacco dei due serial killer. Beth è adulta e conduce una vita piena di successo, è sposata e ha un figlio (costantemente vestito da arlecchino). Mentre la sorella, Vera, soffre di disturbo da stresspost-traumatico (PTSD) ed è rimasta a vivere assieme alla madre (che non è invecchiata di un solo giorno) in quella stessa casa in cui la famiglia è stata attaccata. Ma nulla di tutto questo è reale. Non sono trascorsi anni ma giorni. Qui il film si appropria della concezione del tempo espressa da Lovecraft: «In realtà, il tempo stesso è illusione perché, a parte la visuale ristretta degli esseri delle dimensioni limitate, non esistono cose come il passato, il presente e il futuro. L’uomo pensa al tempo soltanto in virtù di ciò che chiama cambiamento, ma anche quest’ultimo è illusione. Tutto ciò che era, che è, e che sarà, esiste simultaneamente»9

Ma torniamo alla riflessione proposta dal film sul rapporto tra cinema e letteratura. Da questo punto di vista, La casa delle bambole non rappresenta un episodio isolato all’interno del panorama cinematografico statunitense di genere. Dopo la nascita del “New Horror” e all’exploit creativo degli anni ’70/’80, il genere ha avuto agli inizi degli anni ’90 un momento di paralisi non sapendo riproporre temi ed immagini forti e significanti che andassero oltre un cinema meramente autoreferenziale. Successivamente in pochi anni, come sottolinea Federico Chiacchinari,10 alcuni dei maggiori cineasti horror propongono delle storie che sembrano delle vere e proprie riflessioni teoriche sulla loro stessa funzione politica e culturale. Misery non deve morire [Misery, Bob Reiner, 1990], Il pasto nudo [Naked Lunch, David Cronenberg, 1992], La metà oscura, [The Dark Half, George A. Romero, 1993], Nightmare – Nuovo incubo [Wes Craven’s New Nightmare, Wes Craven, 1994], lo stesso Il seme della follia per poi passare anche a pellicole più recenti (e non necessariamente incasellabili in un genere) come Animali Notturni [Nocturnal Animals, Tom Ford, 2016] o Quello che non so di lei [D’après une histoire vraie, Roman Polanski, 2017], si sono interrogati sul processo creativo della scrittura. Tutti questi autori hanno sviluppato una riflessione comune sulla funzione della narrazione cinematografica, realizzando un cinema che potesse contemporaneamente oscillare sul labile confine che separa la realtà dalla fiction. Considerando che dietro ad ogni film esiste sempre una qualche forma di scrittura, l’attenzione di Laugier si concentra innanzi tutto sul carattere “performativo” della parola scritta, ossia sulla possibilità che questa avrebbe di porre in esistenza l’oggetto stesso della scrittura. Non a caso, i titoli dei libri che Beth ha scritto in precedenza sembrano evocare tutti i luoghi e le tematiche dell’orrore cui ha assistito in passato e quelli che verranno mostrati più avanti nel corso del film:

  • “Dollhouse” (la casa delle bambole);
  • “Incident in a Ghostland” (il trauma vissuto all’interno della casa);
  • “The Vallley” (la remota area rurale dove tenta di scappare);
  • “The Forest” (la foresta adiacente alla casa);
  • “Mindreader” (corrispondente al suo disagio psicologico);

la casa delle bambole

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Un altro aspetto che il film esplora è il carattere autobiografico della produzione letteraria di Beth. Come spiega Laugier: «[…] Beth ha dei modelli e ha una relazione verticale con il mondo. Lavora e vuole arrivare allo stesso livello delle persone che ammira. I cineasti di cui abbiamo appena parlato, li ho anche ammirati a tal punto che voglio anche mettermi alla prova: faccio film grazie a loro. E un personaggio come Beth è il riflesso perfetto di me stesso. Non ha un telefono cellulare, né un laptop – sono io, in un certo senso».11 In questo senso, è particolarmente interessante la scena in cui la protagonista viene ospitata in un talk show serale per promuovere il suo ultimo romanzo “Incident in a Ghostland” (basato sulla sua traumatica esperienza), rispondendo timidamente alle domande della conduttrice in merito all’autobiograficità del romanzo:

la casa delle bambole

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GIORNALISTA: «L’ospite di stasera è stata definita un maestro dell’horror, il suo ultimo libro è “Incident in a Ghostland”, è uscito da solo due settimane ed è già al top della classifica dei bestsellers. Siamo fortunati ad averla qui questa sera, perché raramente fa apparizioni televisive, Elizabeth Keller. È un vero piacere conoscerla Elizabeth»

ELIZABETH: «Un piacere anche per me»

GIORNALISTA: «Incident in a Ghostland è sicuramente è il più personale dei suoi lavori, possiamo definirlo un tributo alla sua famiglia?»

ELIZABETH: «Si esatto»

GIORNALISTA: «Cosa è successo a lei e a sua sorella quando eravate piccole?»

ELIZABETH: «Mi sta chiedendo se è un libro autobiografico?»

GIORNALISTA: «Non esattamente Elizabeth, ma sembra così reale. I dettagli sono così vividi»,

L’intervista si chiude con quest’ultimo significativo scambio di battute.

GIORNALISTA: «Vorrei sapere perché ha scritto un libro come questo?»

ELIZABETH: «Per evitare di impazzire»

GIORNALISTA: «Davvero?»

ELIZABETH: «C’è un motivo migliore per scrivere?

Carattere “performativo” e autobiografico convergono nella raffigurazione dei due serial killer. Come in una moderna fiaba per bambini, i due sono descritti come una “strega” e un “orco”: la prima (candy truck woman) è una transgender12 dal fisico sciatto e longilineo (che ricorda quello di Iggy Pop), mentre il secondo (fat man) è un uomo corpulento con gravi deficit mentali che emette grugniti e gemiti snervanti. Il loro mezzo di trasporto è un furgone delle caramelle, una specie di casa al pan di zenzero in rovina (che potrebbe rievocare in chiave contemporanea la casa di marzapane in Hansel & Gretel).

la casa delle bambole

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L’opera di Laugier riflette infatti sul delicato momento di transizione dall’infanzia all’età adulta: «[…] Il film è il ritratto di una bambina che sta per trasformarsi in una giovane adulta e decide di creare il proprio corpo di lavoro, diventare un’artista e usare l’oscurità di ciò che sta vivendo come materiale futuro della sua opera […]».13 A tal proposito, Stephen King scrive: «Il sangue è fortemente collegato all’idea di sacrificio; per le giovani donne è associato alla raggiunta maturità fisica e alla capacità di generare; nelle religioni cristiane è insieme simbolo di peccato e redenzione, infine lo si collega con l’ereditarietà di caratteristiche fisiche e psicologiche».14 Beth infatti, ha le prime mestruazioni, ed è il sangue che respinge maggiormente l’orco. Le sue vittime non possono emettere alcun rumore,15 non possono parlare e certamente non possono sanguinare. Veste e trucca le ragazze come bambole di porcellana16 (ancora una metafora dell’infanzia) per poi picchiarle, strangolarle, violentarle selvaggiamente. Il suo stato psicologico sembra essere il riflesso oscuro di quello della protagonista. È permanentemente bloccato in uno stato di sospensione dell’infanzia – con la mentalità e il temperamento emotivo di un bambino, ma con le dimensioni fisiche e la forza di un mostro. Beth, nel frattempo, sta costantemente “scappando” verso una vita adulta in cui è passata da questo momento spaventoso della sua infanzia. Un futuro in cui i mostri sono spariti. Un futuro di fama e successo mitigato da una forma di colpa dei sopravvissuti.

la casa delle bambole

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Che l’orco sia una sorta di proiezione dell’inconscio di Beth è suggerito infine dal fatto che entrambi stanno, in un certo senso, facendo la stessa cosa. Giocare a far finta. Usando la loro immaginazione per mettersi – mantenersi – nell’unico spazio mentale in cui si trovano a loro agio. L’orco – questa creatura feroce e brutale – veste le sue vittime e le usa come giocattoli. E Beth prende le persone dagli eventi reali della sua vita e assegna loro ruoli nella finzione che ha creato.

NOTE

1. Vedi Howard Phillips Lovecraft, Tutti i racconti 1897-1922, a cura di Giuseppe Lippi, Mondadori, Milano, 1989.

2. Martyrs è divenuto un classico della New French Extremity, movimento cinematografico sviluppatosi in Francia a partire dai primi anni del Duemila con film quali: Alta Tensione [Haute tension, Alexandre Aja, 2003], Calvaire [Id., Fabrice Du Welz, 2004] Frontiers – Ai confini dell’inferno [Frontière(s), Xavier Gens, 2007], Inside [À l’intérieur, Alexandre Bustillo e Julien Maury, 2007], pellicole queste, che si evidenziano per l’intelligenza delle loro trame – non casuali né lineari – e soprattutto per la rappresentazione viscerale e brutale della violenza che, seppur terribile, è necessaria all’economia della narrazione stessa, uno strumento che serve per veicolare un messaggio e che si discosta dal puro intrattenimento, che invece contraddistingue molti prodotti coevi del genere horror.

3. La lavorazione del film è stata segnata da un terribile incidente avvenuto durante gli ultimi giorni di riprese, in cui, una delle attrici protagoniste, Taylor Hickson, è rimasta sfigurata da una porta a vetri che è finita in frantumi. A poco, poi, sono serviti i diversi interventi subiti e i trattamenti tramite laser e silicone nel tentativo di riparare il danno permanente. L’attrice ha chiesto un risarcimento milionario per danni fisici e psicologici all’Incident Productions, la ferita sul lato sinistro del volto che ha richiesto l’intervento con circa settanta punti di sutura, richiama in maniera inquietante il viso frantumato (e pieno di cicatrici) della locandina, che rappresenta la deriva mentale di un incubo. Inoltre, questi tragici eventi sono serviti a incrementarne la fama di “film maledetto” che tanto si addice ad un horror. Vedi anche il link:https://www.ilcineocchio.it/cinema/taylor-hickson-sfigurata-set-horror-ghostland-pascal-laugier/, 1 ottobre 2019.

4. Cinematographe, https://www.cinematographe.it/rubriche-cinema/focus/la-casa-delle-bambole-ghostland-spiegazione-finale/, 21 ottobre 2019.

5. Vedi http://www.themoviewaffler.com/2018/07/new-uk-trailer-poster-for-pascal.html, 21 ottobre 2019.

6. I personaggi sono tre donne (il tre a sua volta numero “perfetto” in quanto espressione della triade e della trinità e simbolo della conciliazione per il suo valore unificante) vittime per antonomasia del genere horror.

7. “La famiglia Gyles trovata morta. IL KILLER DELLE FAMIGLIE COLPISCE PER LA QUINTA VOLTA” (traduzione italiana).

8. L’ambientazione ricorda quella di Sheitan [Id., Kim Chapiron, 2006], rappresentata anch’essa da una location adornata di macabre e grottesche bambole che sono collezionate un po’ ovunque all’interno della casa.

9. Vedi H. P. Lovecraft,  I racconti del Necronomicon, a cura di Gianni Pilo, Newton Compton, Roma, 16 aprile 2015.

10. F. Chiacchinari, “Un puzzle dell’immaginario orrorifico”, Cineforum, n. 344, maggio 1995, p. 59.

11. Film Talk, https://filmtalk.org/2018/04/05/pascal-laugier-when-i-was-a-child-film-taught-me-a-lot-it-made-me-think-it-made-me-wiser/, 21 ottobre 2019 (traduzione mia). 

12. Sembra che la critica americana non abbia apprezzato questa caratterizzazione dei personaggi, tirando in ballo la transofobia.

13. Ibidem.

14. A. Moscariello, Horror, Mondadori Electa, Milano, 2 settembre 2008, cit. p. 243.

15. I rumori sinistri ed i dettagli inquietanti sulle centinaia di bambole di porcellana precipitano lo spettatore immediatamente nell’angoscia grazie alle musiche originali firmate da Todd Bryanton (Stranded – Naufraghi, 2030 – Fuga per il futuro, The Recall – L’invasione) che torna a collaborare nuovamente con Pascal Laugier dopo aver musicato I bambini di Cold Rock [The Tall Man, 2012].

16. Il modus operandi del serial killer ricorda incredibilmente quello dello psicopatico russo Anatoly Moskvin salito agli onori della cronaca come “Il Mostro della Casa di Bambole“, dopo che la polizia trovò nella sua abitazione i corpi mummificati di ventisei bambine, di età compresa tra i 3 e i 15 anni. Le bambole “umane” venivano realizzate con i corpi delle bambine esumate dal cimitero. Pascal Laugier non ha mai ammesso di essersi ispirato a questa macabra storia vera, anche se, l’orrore del film ha palesemente molti punti in comune con essa. Vedi anche il link: https://emadion.it/mummie/la-casa-delle-bambole-umane-di-anatoly-moskvin/, 21 ottobre 2019.