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le citazioni presenti nel pezzo derivano da una conversazione tra Scott Barley e l’estensore dell’articolo

a silent poem to celebrate the winter light
and the sense of solitude that it brings

Nelle note di regia presenti sul suo canale vimeo, Scott Barley fornisce due informazioni essenziali relative a Evenfall [GB 2015, 6′]: da una parte questi è il «film-gemello di The Ethereal Melancholy of Seeing Horses in the Cold [GB 2012, 4′]», dall’altra si tratta del suo primo lavoro girato in formato 2.35:1.
Come The Ethereal… anche Evenfall è una riflessione sullo scorrere del tempo e, in particolare, un tentativo di render conto della presenza del tempo stesso. Se il flusso di coscienza di The Ethereal… assumeva la forma di un’elegia, quello di Evenfall si configura invece come un threnos, un lamento funebre. I cavalli del cortometraggio del 2012 prendevano progressivamente possesso dello spazio, l’unico cavallo presente nel corto del 2015 è invece una figura miniaturizzata (ritorniamo all’aspect ratio: il 2.35:1 esalta l’orizzontalità dei campi lunghi e fa dell’animale una presenza complementare e quasi invisibile) che rimane in scena per pochi secondi e poi se ne allontana, uscendo brutalmente dallo schermo senza che l’inquadratura lo segua in panoramica laterale.

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The Ethereal Melancholy of Seeing Horses in the Cold Scott Barley Recensione Analisi Lo Specchio Scuro

(Il primo fotogramma qui sopra è tratto da Evenfall, il secondo da The Ethereal Melancholy of Seeing Horses in the Cold)

Rimane, in ultima istanza, la natura: indifferente al tempo, essa genera nello sguardo del regista-osservatore una pluralità di sentimenti. La malinconia di The Ethereal… porta ad una cristallizzazione della dimensione temporale; la solitudine (che, bisogna ribadirlo, è anzitutto quella percepita dal filmmaker, lui vera e propria dramatis persona prima ancora che autore) di Evenfall diventa presagio di morte. L’ultima inquadratura del film è infatti una panoramica verso l’alto che conduce al nero infinito, della notte e della fine.
Eppure, Evenfall non riflette la quiete di una situazione statica e ineludibile: il sopraggiungere della fine avviene attraverso un processo di contrasti (la fine è certamente ineluttabile, ma non per questo accettabile), una lotta, uno scontro di forze cui i micromovimenti di macchina (sovente impercettibili, in particolare man mano che il film viene letteralmente inondato dal buio) conferiscono una tensione fisica. Come dice a tal proposito l’autore:«Dylan Thomas ha scritto:

Non andartene docile in quella buona notte,
[…]
Infuria, infuria, contro il morire della luce.

Penso che ad un livello più superficiale, Evenfall possa apparire particolarmente calmo, ma ci sono numerose forze in gioco, con tutti quei lenti movimenti (di camera, NdR) e l’oscurità in agguato. Attraverso molti dei miei film io cerco di rappresentare la rabbia che si oppone alla luce che muore, e questa luce morente è in sé la più pura delle forme; talvolta è pesante, altre volte è senza peso, eterea, incorporea ancorché assoluta.»

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Evenfall Scott Barley Analisi Recensione Lo Specchio Scuro cinema sperimentale
Ecco quindi ritornare quest’ideale trenodia, un cantico funebre di una realtà evanescente in cui le forme materiali scompaiono: in fondo, Barley ha sempre cercato di raccontare la realtà fisica e corporea come sostanziata primariamente dalla sua transitorietà (dalla misteriosa scomparsa della protagonista di Nightwalk [GB 2013, 6′] alla notte che incombe sui cavalli di The Ethereal…). «Il tempo distrugge tutte quante le cose.», dice il regista. Immerso in un’ideale stato di natura, il tempo, privo di una precisa misurazione oggettivante – è bene ribadirlo – viene di volta in volta annullato o concretizzato dalla percezione del filmmaker e, in seconda battuta, degli spettatori. Parafrasando l’Agostino dell’XI libro delle Confessioni, il tempo diventa «modo d’attività dell’animo». Se in The Ethereal… esso rimaneva in qualche modo congelato (eccettuando la chiusa, il suo scorrere è in un certo senso non percepito), in Evenfall è dimensione vitale, anfiteatro del succitato scontro di forze che si oppongono invano al suo passaggio.
Come infatti afferma lo stesso Barley: «Personalmente, vedo il tempo come se fosse un liquido. A volte è denso e si muove lentamente. A volte è congelato. E a volte scorre veloce. E mi piace contrapporre questi diversi modi d’essere del tempo. Trovo che questo aumenti ulteriormente le potenzialità sperimentali del cinema.»

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L’articolo è stato scritto in italiano: cliccare QUI per la versione in ITALIANO.

(The quotations in this article come from a conversation between Scott Barley and the author of the article)

In the direction notes in his vimeo channel, Scott Barley gives important information relating Evenfall [G B 2015, 6′]: firstly, this is the “twin-film” of The Ethereal Melancholy of Seeing Horses in The Cold [GB 2012, 4′], secondly, this is his first work shot in 2.35.1.

As The Ethereal Mealcholy…, Evenfall is a reflection about the running of time and, in particular, an attempt to account for the presence of time itself. If the stream of consciousness of The Ethereal was in a form of elegy, the one in Evenfall is a threnos, a funeral lament. The horses in the short of 2012 took progressively possession of the space, the only horse in the short of 2015 is a miniaturized figure (back to the aspect ratio: the 2.35:1 intensifies the horizontality of the long shots and makes an additional and almost invisible presence of the animal) that remains for a few seconds and then goes away, leaving the screen brutally without being followed by the frame in side pan.

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The Ethereal Melancholy of Seeing Horses in the Cold Scott Barley Recensione Analisi Lo Specchio Scuro
(Evenfall and The Ethereal Melancholy of Seeing Horses in the Cold)

In the end, what is left is nature: indifferent to time, it generates a variety of feelings in the director’s glance. The melancholy in The Ethereal brings to a crystallization of the temporal dimension; the solitude (that is the one felt by the filmmaker, who in this short movie is both dramatis persona and author) in Evenfall becomes an omen of death. The last frame of the film is indeed a pan verso l’alto that leads to the infinite black, of the night and of the end.

Yet, Evenfall does not represent the calm of a static and inevitable situation: the approaching of the end occurs through a process of contrasts (the end is certainly inevitable, but not acceptable), a struggle, a clash of forces to which the micro movements of the camera (often imperceptible, especially as the film is literally being inundated by darkness) give a physical tension. As the author says on the subject:«Dylan Thomas wrote:

Do not go gentle into that good night,

[…]

Rage, rage, against the dying of the light

I think that on the surface, Evenfall may seem particularly calm, but there are forces at play, with all the slow movements, and the anticipation of the darkness. With a lot of my films, I am searching for the rage against the dying light, and the dying light itself in its purest forms; something heavy, yet weightless, ethereal, incorporeal yet absolute.»

Evenfall Scott Barley Analisi Recensione Lo Specchio Scuro cinema sperimentale

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Here this ideal trinodia comes again, a funeral hymn of an evanescent reality in which the material forms disappear: after all, Barley has always tried to represent the physical and corporeal reality as fundamentally characterized by its transitoriness (from the mysterious disappearance of the protagonist in Nightwalk [GB 2013, 6′] to the night hanging over the horses in The Ethereal).«Time destroys all things», the director says. Immersed in an ideal state of nature, time, without a precise objectiving measurement, is cancelled or realized by the perception of the filmmaker and, secondly, by the audience.
Paraphrasing Augustin in the 11th Book of the Confessions, time becomes “mode of activity of the soul”. If in The Ethereal it remained frozen in a way (being its flowing not perceived except for the ending), in Evenfall it is a vital dimension, an amphitheatre for the clash of forces that are against its passing.

As Barley himself says:

I see time as a liquid. Sometimes it’s thick and moves slowly. Sometimes it’s frozen. And sometimes it flows fast. And I love juxtaposing those different states of time. I find it heightens the experiential resonance in cinema.

Traduzione [Translation]: Lorenzo Baldassari