Il genere è anche questione di prospettiva. Critica, filologica, archiviale, teorica: la modalità con cui ciascuno approfondisce la riflessione sul genere varia a seconda di una determinata ottica, di precise coordinate di sguardo.
Di fronte a uno scenario dai confini incerti come quello del neo-noir, Pier Maria Bocchi guarda al genere da un’angolazione significativa. Il suo ultimo libro, Brivido caldo. Una storia contemporanea del neo-noir (Rubbettino Editore, 2019, pp. 122), nasce dal presupposto che il neo-noir, seppur tra la perplessità e l’indifferenza della maggioranza della critica, sia uno dei generi più ricettivi dei mutamenti della contemporaneità, appropriandosi del ruolo una volta appartenuto all’horror quale genere capace di parlare della realtà.

neo-noir bocchi

Bocchi mette subito le cose in chiaro, a partire dal titolo del libro (una storia contemporanea). Rifuggendo le questioni più dibattute in ambito accademico riguardo al noir (che cos’è? è uno stile? un genere? una sensibilità atmosferica?), Bocchi riprende, tra gli altri, l’approccio transistorico dello studio sul film noir americano di Leonardo Gandini1, inquadrando il neo-noir non storiograficamente (le coordinate temporali riguardanti la nascita del neo-noir sono generiche: per l’America, Bocchi cita Detective’s Story [Harper, Jack Smight, 1966] e Senza un attimo di tregua [Point Blank, John Boorman, 1967]), bensì tematicamente.
Sono quattro i macro-temi del neo-noir, cui corrispondono altrettanti capitoli del libro: la femme fatale, i volti del neo-noir, la mascolinità «perduta», gli spazi del genere. Convinto che il neo-noir sia innanzitutto un «genere sentimentale», una «visione di mondo», Bocchi non può che rifiutare l’idea che il noir si tratti di un «canone statunitense temporalmente definito»2, preferendo piuttosto la definizione di «scambio interculturale trans-atlantico»3 data da Janice Morgan e Dudley Andrew. Come per il noir, dunque, avremo un neo-noir asiatico, addirittura europeo, per riprendere il titolo del volume collettaneo curato Andrew Spicer4.

brivido caldo neo-noirCome nota Bocchi, dopo che negli anni Settanta il genere sembra smettere di riflettere sulla figura della dark lady, è all’inizio degli anni Ottanta che la femme fatale torna al centro dell’immaginario neo-noir, a partire dal personaggio di Matty (Kathleen Turner) di Brivido caldo [Body Heat, Lawrence Kasdan, 1982].

Tra i neo-noir citati da Bocchi, il più importante è probabilmente Basic Instinct [id., 1992]. In un certo senso, il capolavoro di Paul Verhoeven funziona da metonimia per il genere neo-noir: poco apprezzato dalla critica quando uscì, soprattutto qui in Italia, il film oggi è considerato non solo una geniale rielaborazione dei più famosi topoi hitchcockiani5, ma uno specchio di trasformazioni sociali, di gender e, infine, di mercato. Pertanto, è proprio a Basic Instinct che Bocchi si affida per strutturare il suo libro: tutti i capitoli sono aperti da una scena, un’idea o un’immagine del film di Verhoeven. In questo senso, Basic Instinct non funziona solo da metonimia per il neo-noir, ma anche per l’approccio di Bocchi al genere in sé. Il libro, infatti, rifiuta esplicitamente per Basic Instinct e per gli altri film neo-noir una lettura puramente cinefila, anche quando questa sembrerebbe la più ovvia, come nel caso del capolavoro Brivido caldo. Bocchi vede in questi film non tanto un semplice artificio postmoderno, ma opere esemplari di un’epoca e di un modo di vivere.

Basic Instinct FBLa riflessione sul neo-noir di Bocchi si condensa nell’analisi di Basic Instinct, visto non tanto come una «replica hitchcockiana di cinefilia aggiornata ai tempi», ma come film che «funziona sia come rilancio della figura della femme fatale in uno scenario sociale di crisi delle identità sessuali, sia come modello  culturale nell’era del safe sex, sia infine come blockbuster hollywoodiano che riformula le attese del genere e dello spettatore».

Per dirla con le parole dell’autore: «Vorrei congiungerlo [il neo-noir] al vedere e al sentire dello spettatore contemporaneo in quanto uomo del mondo e di mondo, e non unicamente cinefilo in grado di collegarne i puntini genealogici»6. Per questo, non sorprende che Bocchi si chieda come il #MeToo e, più in generale, il neo-puritanesimo sessuale di Hollywood stiano incidendo sulla raffigurazione della femme fatale e delle immagini sessuali del neo-noir. Tra gli esempi citati, il più interessante è senz’altro il personaggio di Robin Wright di House of Cards – Gli intrighi di potere [House of Cards, 2013-18, creata da Beau Willimon e prodotta e in parte diretta da David Fincher], ex First Lady ora Presidente degli Stati Uniti, che ha sostituito Kevin Spacey nella sesta stagione della serie tv, dopo i noti scandali che hanno avuto per protagonista l’attore.

neo-noir #MeTooIl manifesto della sesta (e ultima) stagione di House of Cards.

L’elenco dei film neo-noir chiamati in causa dal libro è numeroso. Accanto ai ‘classici’ statunitensi del genere degli anni Ottanta e Novanta (Brivido caldo, Basic Instinct, L’ultima seduzione [The Last Seduction, John Dahl, 1994]), abbiamo non solo i più recenti Passion [id., Brian De Palma, 2010], L’amore bugiardo – Gone Girl [Gone Girl, David Fincher, 2012] e Under the Silver Lake [id., David Robert Mitchell, 2018], ma anche esempi di neo-noir britannici (da Performance [id., Donald Cammell e Nicolas Roeg, 1970] a Stormy Monday – Lunedì di tempesta [Stormy Monday, Mike Figgis, 1988]), francesi (da Diva [id., Jean-Jacques Beineix, 1981] a Baise-moi – Scopami [Baise-moi, Virginie Despentes, Coralie Trinh, 2000]), spagnoli (Amantes – Amanti [Amantes, Vicente Aranda, 1991]) e italiani (da La fine della notte [Davide Ferrario, 1989] a Pericle il nero [2016, Stefano Mordini]). Non mancano, come già visto, neppure le serie tv (la già citata House of Cards, American Horror Story [id., 2011-in corso, creata da Brad Falchuk e Ryan Murphy], Sharp Objects [id., 2018, creata da Marti Noxon]).
Se Bocchi decide comunque di lasciare al lettore il compito di approfondire una parte di quel processo di storicizzazione essenziale per inquadrare i film citati alla luce degli scenari politici e socio-culturali contemporanei, il libro ha il merito non solo di proporre nuovi percorsi d’analisi per film molto discussi, ma di stimolare la curiosità del cinefilo, inducendolo a recuperare una serie di titoli universalmente sottostimati, quali gli hitchcockiani Per legittima accusa [Guilty as Sin, Sidney Lumet, 1993] e Il colore della notte [Color of Night, Richard Rush, 1994], oppure i thriller sensazionalistici Sex Crimes – Giochi pericolosi [Wild Things, John McNaughton, 1998] e All’improvviso uno sconosciuto [Lady Beware, Karen Arthur, 1987].

NOTE

1. L. Gandini, Il film noir americano, Lindau, Torino, 2019.

2. P.M. Bocchi, Brivido caldo: Una storia contemporanea del neo-noir, Rubbettino Editore, Catanzaro, 2019, p. 14.

3. J. Morgan, D. Andrew, cit. in P.M. Bocchi, op. cit, p. 11.

4. A. Spicer (a cura di), European Film Noir, Manchester University Press, Manchester/New York, 2007.

5. Cfr. l’analisi di Basic Instinct pubblicata su questo sito.

6. P.M. Bocchi, op. cit., p. 19